“Quando siete felici, fateci caso”

Oltre ad essere il titolo di quello che tutti descrivono come un bellissimo libro, questa è anche la più scontata e snobbata delle verità.
Non ci facciamo mai pienamente caso, alla felicità. Nella nostra infinita e congenita presunzione, crediamo che sia parte di una condizione privilegiata che ci è semplicemente dovuta.
Beh no, non è così. Non ci è dovuto un bel cazzo di niente e quando le cose ci vanno bene, dovremmo ricordarcelo, per i momenti di scazzo che arriveranno. Perché arriveranno, è ciclico e ci sta.
Però razionalizzare un momento di merda non è facile per nessuno. Io personalmente non ne ho nemmeno voglia.

Quando arriva lo scossone emotivo, ti rendi improvvisamente conto di quanto fosse bella e appagante quell’ordinarietà a cui avevi sempre guardato con disprezzo. Sì perché c’è questa specie di fascino misterioso che avvolge le persone tormentate, inquiete e malinconiche: ci piacciono quelli così, li dipingiamo nel nostro immaginario collettivo con una grande carica di romanticismo.
Beh col cazzo che è romantico stare sulle montagne russe dalla mattina alla sera. Non è nemmeno bello dormire tre ore per notte, mangiare troppo o troppo poco, bere o fumare senza criterio.
Finchè è un film o un bel libro ci sta, ci facciamo un’idea e la portiamo avanti ma dovremmo considerare che le persone tormentate, lo dice il temine, non sono felici. O se lo sono, lo sono a giorni alterni, come le targhe nelle grandi città. E allora non è preferibile una sana, blanda e appagante normalità?
Si, lo è.
Fidatevi di una che ha provato entrambe le scarpe, ma che essendo una stronza con il pedigree, ha preferito il tacco dodici alla ballerina (metaforicamente parlando eh, che io i tacchi non li porto o mi spacco una gamba).

Siate normali, quando potete. Cercate l’appagamento, la bellezza e la serenità in tutte quelle cose che se le posti su un social non sono fighe e non interessano a nessuno: sono i requisiti guisti per raggiungere una serenità notevole e molto appagante.
Toglietevi dalla testa l’idea che essere strani vi regalerà una vita molto emozionante: le beghe che avete accumulato negli anni vi rimarranno appiccicate addosso, non è che i figli si volatilizzano o il mutuo ve lo paga qualcun altro: solo che sarete meno felici di chi sa accorgersi di quello che c’è di buono nella sua vita.

Seguite il consiglio di Kurt Vonnegurt e siate consapevolmente felici.

Perché quando qualcosa si incrina profondamente dentro oppure appena fuori di voi, il contraccolpo emotivo può essere davvero devastante, ma se avete più di trent’anni purtroppo per voi dovrete mettere su una faccia di circostanza facendo finta che non è successo nulla e vi garantisco che non è così figo come nelle serie tv.

Pochi tra noi amano davvero essere come Sherlock Holmes: assomigliamo un po’ più tutti a John Watson, che nel suo essere normale ci sguazza felicemente da sempre. Vivere in bilico non è per tutti e non è piacevole.

Ma se davvero assomigliate più a Sherlock, fate in modo di avere qualcuno nella vostra vita che sappia con quali demoni abbiate a che fare, che passi ciclicamente attraverso le stesse porte, gli stessi anfratti bui e freddi e non si lasci intimorire mai. Abbiate cura di dividere la la strada con qualcuno che sappia tendervi la mano quando cadete ma che sia anche in grado di andare avanti da solo e fermarsi ad aspettarvi mentre voi annaspate in solitudine qualche metro più indietro, rispettando i vostri spazi e i vostri tempi. Tenetevi vicino il vostro John Watson, e al bisogno imparate anche a scambiarvi i ruoli, perché prima o poi la situazione lo richiederà e voi dovrete essere sul pezzo, che certe cose non ce le si dice mai, per una vita intera: ci sono cose che si sanno e basta, si capiscono al primo sguardo.

Avrei voluto impiegare il mio tempo diversamente, tante volte. Avrei voluto stare meno in cucina, avrei voluto giocare più con i miei figli, avrei voluto perdere meno tempo su Facebook o dietro a un blog che non è mai decollato, concentrandomi di più sulla scrittura. Sarebbe stato diverso ora?

Probabilmente no.

Che io scrivo solo quando qualcosa mi spacca da dentro, perché le parole sono l’unico porto sicuro in cui riesco a rifugiarmi, quando il vento soffia troppo forte per uscire in mare.

Ma vi garantisco che non c’è niente di bello, nell’imparare a navigare in acqua tanto agitate.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...