Feodor la tocca pianissimo

Eh sì, proprio lui, il buon vecchio Dostoevskij. Quello che tutti o quasi rifuggono perché, si sa, gli autori russi scrivono libri lunghi, difficili e pallosi. Beh, probabilmente se il massimo della cultura per te è Barbara d’Urso allora sono la prima a raccomandarti di starci alla larga, dagli autori russi. Ma anche da me eh, mica mi offendo. anzi.

I russi spaventano. Eh già.

Intanto c’è lo scoglio della traduzione, che per chi non ha mai tradotto niente in vita sua magari non ci pensa che mettersi giù a tradurre un testo scritto due secoli fa e riadattarlo al linguaggio dei giorni nostri non è la cosa più facile e automatica del mondo. Ci vogliono una buona dose di orecchio, e anche talento e stile. Ad esempio se leggete un Delitto e Castigo delle vecchie edizioni BUR come quella che ha in casa mio babbo, c’è caso che vi rimanga più difficile di una traduzione, che so, di cinque o anche dieci anni fa. Il contenuto non cambia eh, il buon vecchio Rask* la vecchia la fa fuori lo stesso e si innamora di Sonia e vive il suo dramma psicotico così a palla da far sembrare i tossiconi di Trainspotting delle signorine al ballo delle debuttanti. Però un conto è leggerlo in un italiano arcaico, un conto è una traduzione fluida come fluida è diventata la nostra lingua. Le parole cambiano, le lingue evolvono e si contaminano di pari passo con quello che accade ai paesi che le parlano e non c’è niente di più elettrizzante e galvanizzante di un crocevia multiculturale. Se la pensate diversamente siete nel posto sbagliato, ma mi pare di averlo detto anche sopra.

I russi spaventano anche per la dimensione. I ragazzi che poi diventano adulti affrontano il tomo sovietico con lo stesso ardore che si prova quando il costume ti si riempie di sabbia. Oltretutto bagnata. Se non hai la fortuna di avere qualcuno che ne capisce più di te e te li pompa a cannone che levati dalle palle Wanna Marchi e il mago do Nascimiento, sarà dura che tu sbavi davanti a Guerra e Pace o all’Idiota.

Che peccato.

Sì, perchè gli scrittori russi sono fighi. Ma tanto eh.

Intanto, non ce n’è uno a piombo.

Tolstoj era vegetariano e pacifista. Mega fissato con la religione. Tredici figli, tutti riconosciuti eh. Praticamente un incrocio tra San Francesco e Osho, in versione molto invernale.

Dostoevskji era un pazzo scatenato, caotico, disordinato. Soffriva di epilessia, fu arrestato per attività anarchico/sovversive (in realtà era solo simpatizzante di un gruppo di socialisti che davano un po’ noia, ma niente di che) e condannato ai lavori forzati. Povero in canna, ardeva di idee e di un fuoco che non si placava mai. Aveva una segretaria a cui dettava i suoi romanzi e si dice che i lavori originali fossero pieni di refusi perché andava come una palla di cannone e la poveretta non riusciva a stargli dietro.

E questi sono i due più blasonati, ma state pur certi che anche gli altri li seguivano a ruota.

Non erano noiosi. Non conducevano esistenze per niente noiose e di conseguenza, come insegna Aristotele con i suoi sillogismi, non potevano scrivere romanzi noiosi. Se non sapete cos’è un sillogismo non andate su Wikipedia, ve lo spiego io in fondo al post **

La letteratura non è MAI noiosa. Ed è l’unico strumento di cui chiunque (o quasi, se escludiamo i paesi dove l’analfabetismo è una piaga molto grave) può disporre per difendersi.

Da cosa?

Beh, dagli estremismi, per cominciare. Dal razzismo, dall’omofobia, della violenza, dall’ignoranza. Vado avanti?

No. Che altrimenti divento maestrina e poi sono noiosa. Ma una storia ve la racconto. Ed è la storia di Nikolaj Stravogin, il protagonista de I Demoni, che assieme a Delitto e Castigo per me risulta il romanzo più vero, profondo e attuale di Dostoevskji. Mi piacerebbe che venisse letto e studiato nelle scuole superiori di tutto il paese, ma anche di tutto il mondo, perché non c’è un romanzo in tutta la letteratura che possa descrivere meglio de I Demoni il periodo critico e greve che stiamo vivendo ora.

Insomma, Nikolaj è figlio di una contessa vecchia e assai poco amabile che decide di spedire il figlio a studiare all’estero per fargli conoscere un po’ il mondo. E fin qui tutto ok, insomma. Anzi, fa anche pensare “ammazza quanto erano avanti questi russi, che giravano il mondo per conoscerlo meglio anche centocinquanta anni fa”. Quando rientra in patria, il rampollo pare cambiato. Dice che si annoia molto, che niente lo stimola. In realtà si è divertito parecchio, forse un po’ troppo, e sembra addirittura svuotato di ogni emozione buona o negativa non fa alcuna differenza. Pare sia divenuto un autentico nichilista indolente. Inoltre, già che c’era, ha ben pensato di sposare in segreto un’autentica matta, di cui tra l’altro si vergogna a morte e che tiene nascosta. Il nostro eroe frequenta assiduamente un gruppetto di disagiati come lui, a cui fa capo Pëtr, il figlio del suo ex tutore, che un bel giorno decide di diventare un cospiratore nichilista e antireligioso e tutti assieme (sono cinque o sei sociopatici niente male) si mettono in testa di portare avanti una serie di attentati terroristici, volti a seminare il panico e a tenere la gente comune in casa asserragliata e in preda al terrore. Perché la paura è la migliore forma di controllo,come sostiene quel gran simpaticone di Pëtr.

Vi suona familiare questa storia?

Un gruppo di matti insoddisfatti che non credono in niente e che mirano a detenere il potere usando come arma la paure e il panico diffuso… uhm…

New York- Londra- Madrid- Parigi- Bruxelles- Ankara- Istanbul- Nizza- Orlando-Berlino- Quebec City.

Cambiano i luoghi, cambiano i volti, cambia la scusa dietro la quale i folli si nascondono; la religione è quella che va per la maggiore perché solitamente da un ampissimo margine di reclutamento di sottoposti ignoranti che si prestano a farsi ammazzare al posto di chi ha queste brillanti ideone del cazzo.

I Demoni è stato pubblicato nel gennaio del 1871, a puntate, su un quotidiano: le serie tv una volta erano i romanzi a puntate. Altroché Netflix, bisognava lavorare tanto di immaginazione, ma si stava sempre sul divano. Quando ce l’avevi.

Sono passati 146 anni.

Ma la lezione non l’abbiamo imparata e continuiamo erroneamente a pensare che erigere muri o confini irti di filo spinato possa essere l’unica soluzione, per arginare la follia e l’odio che invece, purtroppo, temo sia solo dentro di noi e che il buon vecchio Feodor ci aveva già raccontato tremendamente bene.

Il mio unico consiglio?

Leggete, cazzo.

*RODION RASKOLNIKOV ROMANOVIC, PROTAGONISTA DI “DELITTO E CASTIGO” DI FEODOR DOSTOEVSKIJ
** ESEMPIO DI SILLOGISMO CHE UTILIZZÓ LA MIA AMICA GAIA AL LICEO PER FARLO CAPIRE A TUTTI: “I DOLCI DI NATALE HANNO LE UVETTE – IL PANETTONE HA LE UVETTE- IL PANETTONE è UN DOLCE DI NATALE”. ARISTOTELE, CHE IL PANETTONE NON LO CONOSCEVA (POVERETTO) AVEVA OPTATO PER UN PIÙ SOBRIO: “TUTTI GLI UOMINI SONO MORTALI- SOCRATE è UOMO – SOCRATE è MORTALE”.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. rivogliolabarbie ha detto:

    “Tolstoj era vegetariano e pacifista. Mega fissato con la religione. Tredici figli, tutti riconosciuti eh. Praticamente un incrocio tra San Francesco e Osho, in versione molto invernale” – MUOIO!

    Non ho letto “I Demoni” quindi grazie cara, hai appena aggiunto un altro libro alla mia infinita lista …. (la finirò mai “o me tapinA”?) – la libreria sentitamente ringrazia e saluta 😆

    Cavolate a parte, se c’è una cosa nel mio piccolo che cerco di mettere nelle testoline delle mie vittime scolastiche è proprio cercare di vedere la letteratura in chiave moderna, vederne gli infiniti collegamenti con la nostra epoca e… uno su mille CE LA FA, lo nota, se ne rende conto (amaramente – aggiungerei) e se va via con un velo di tristezza.
    Prossimo obbiettivo? Arrivare ai 1000 di Morandi 🤣

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    1. Lauratypes ha detto:

      mi ricordo il corso di letteratura con Rondoni. Era partito da Dante fino ad arrivare ai nostri giorni ed era tutto così attuale da lasciare senza parole. Credo che insegnare la letteratura umanizzandola il più possibile sia la chiave giusta per farla amare ai ragazzi 🙂 Hai una responsabilità enorme, accidenti 😀

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      1. Rivogliolabarbie ha detto:

        Non ti nascondo che inizialmente per me il corso di Rondoni fu un mezzo incubo…quando non si è abituati a fare questi “salti temporali” ci si trova un tantino spaesati.
        Hai ragione, è la chiave giusta ma ti garantisco che assomiglia più a una mission impossible perché quando li vedo io si sono appena fatti un’ora (standard) di letteratura a scuola e hanno già la repulsione. L’importante, comunque, è non mollare mai! 😃

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  2. Lauratypes ha detto:

    insegni alle superiori o alle medie? Beh Rondoni ci spiazzò tutte, credo. Ma ancora me lo ricordo, soprattutto quando ci spiegava Dante e porca miseria sembrava parlasse di un contemporaneo 😉

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  3. glasmundo ha detto:

    Articolo interessante. Buona domenica

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    1. Lauratypes ha detto:

      Grazie 🙂
      dato che è lunedì, buon inizio settimana.

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  4. erika ha detto:

    Penso sia il tuo post migliore mia cara.
    Mi hai fatto tornare la voglia di leggere *i classici* quindi hai centrato l’obiettivo

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    1. Lauratypes ha detto:

      uh, mi fa piacere! grazie!!

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