F-R-I-D-A

il

Tra i tanti (troppi) regali che ho ricevuto per il mio compleanno, mi sono piacevolmente rallegrata del fatto che un buon 70% è costituito da libri: per farmi davvero molto felice, e a quanto pare i miei amici lo sanno, basta farmi arrivare tra le mani della carta stampata. Se poi è preziosa come quella di questo libro, allora ciao proprio:

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Forse c’è ancora chi non conosce la storia di Frida Khalo. Il che è davvero un peccato, perchè a mio avviso TUTTI dovrebbero conoscere Frida. Bisognerebbe insegnarla nelle scuole, dalle medie in avanti, soprattutto alle ragazzine.

Comunque.

Frida Khalo nasce in Messico nel 1907 e sette anni dopo si ammala di poliomelite: la malattia la lascia zoppa da una gamba e viene derisa dagli altri bambini, che la chiamano “Frida Gamba di Legno”. All’epoca non c’erano i social network, ma gli stronzi sono sempre andati parecchio di moda, solo che in questo caso parliamo di Frida, che anzichè buttarsi dalla finestra, a quindici anni decide che da grande vuole fare il dottore per impedire che altre persone si ammalino (e vengano emarginate) come lei, e si iscrive alla scuola preparatoria nazionale di Città del Messico, per studiare medicina.

Ma la vita per lei ha in serbo ben altro.

Strano come molto spesso quello che desideriamo, per quanto bello e nobile e giusto possa essere, non coincida con quello che invece dobbiamo diventare: Frida era destinata a inviare messaggi potenti e a cambiare le cose, ma non in campo medico. Mentre sta andando a scuola, un tram si scontra con l’autobus su cui sta viaggiando e una trave di ferro le trapassa la colonna vertebrale: sopravvive, ma rimarrà invalida e mutilata a vita.

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Aveva diciotto anni. Costretta a letto per un periodo lunghissimo, dato che si annoia e sperimenta una lacerazione interiore che io non riesco nemmeno a immaginare, Frida comincia a dipingere. E la sua vita prende una strada diversa: aderisce alla gioventù comunista, conosce il pittore muralista Diego Rivera, che sposerà due volte e con il quale vivrà una storia d’amore difficile, passionale, a tratti malata, intensa e viscerale. Lei era così, la diplomazia, con Frida Khalo, non andavo molto d’accordo. Non poteva avere bambini, a causa del suo corpo straziato e questo mise in crisi il suo essere donna. La negazione della maternità per cause indipendenti alla sua volontà la portò sull’orlo del baratro, distrusse il primo matrimonio con Diego. Ma lei sosteneva che

«murare la sofferenza è correre il rischio che ti divori dall’interno».

E allora dipinge ancora, Frida, grida a tutti il suo dolore, la sua rabbia, il suo amore per Diego, per la vita: grida la sua forza. La sua immensa forza. La stessa che vorrei avere io, più spesso. La stessa che vorrei insegnare ai miei figli, per poterli corazzare per questa vita che non so davvero cosa avrà in serbo per me e per loro.

Perchè mi piace così tanto Frida Khalo? Al di là delle sue opere, che trovo splendide e di fronte alle quali credo che nessuno possa rimanere indifferente, Frida mi piace per la donna che è stata. Amo l’essere umano, quasi più della pittrice. Amo la sua forza, il suo fuoco che ardeva sempre e che la rendeva unica e fiera della sua unicità. Certo che avrebbe voluto vivere una vita normale, ma le cose che erano successe non si potevano cambiare e guarda un po’, tra scegliere di rimanere in una stanza buia a piangersi addosso o vivere, lei ha scelto di vivere. E per fortuna, aggiungerei.

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«Perchè mai dovrei volere i piedi, se ho le ali per volare?»

Vorrei che Frida fosse un modello a cui far aspirare ogni bambina, ragazza, donna. Vorrei una società in cui ogni essere umano, maschio o femmina non fa così tanta differenza, per me, si battesse per far passare il messaggio che il corpo è SOLO l’involucro che ci porta in giro e che va benissimo averne cura ed è sacrosanto rispettarlo e trattarlo bene. É inutile però aver cura solo dell’involucro, tralasciando il suo contenuto: vorrei chiedere ad ogni ragazzina che piange nel cesso perchè si sente inadeguata perchè confronta il suo corpo a quello delle modelle finte sulle riviste di riflettere sulla falsità del modello di confronto che questa società le propone. Vorrei dirle  pensaci tesoro, pensaci ogni volta che ti dai la colpa per quello che mangi, per la gonna chi tira, per la scollatura un po’ troppo scollata che poi per forza gli uomini pensano che ci stai. Pensa a cosa direbbe Frida, e comincia a metterti in testa che non sei sbagliata, che l’ambire a traguardi inarrivabili non è umanamente possibile e neppure giusto. Pensa che riflettere su queste cose non è così complesso, e che scrollare le spalle e decidere di vestirti come ti pare, ballare come ti pare anche se hai il culo un po’ grosso e frequentare chi ti pare, non è mai stato tanto facile e liberatorio. E soprattutto GIUSTO.

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In un mondo pieno di nani e ballerine, io ho deciso di essere Frida. Perchè io #sonofigaeposso.

TUTTE LE IMMAGINI SONO TRATTE DAL LIBRO “FRIDA- Sébastien Perez & Benjamin Lacombe- Ed RIZZOLI” – LE FRASI TRA VIRGOLETTE SONO DI FRIDA KHALO, RIPORTATE NEL LIBRO.

 

 

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