missing translations

Nel duemilasei, oltre a scrivere il mio primo romanzo, a fidanzarmi con l’uomo che mi ha cambiato in meglio la vita e ad aprire il mio primo blog, mi sono anche laureata in Scienze della Mediazione linguistica, che è un modo molto figo e formale e ridondante per il buon vecchio “università per traduttori e interpreti”. Eggià, sulla carta sarei una mediatrice linguistica. Poi nella vita ho fatto altro, ma le traduzioni mi sono rimeste nel cuore. E mi mancano. Ogni tanto capita che devo tradurre dei contratti o dei documenti commerciali nel lavoro che svolgo attualmente, parlo e scrivo in inglese e in francese quotidianamente, ma mettermi davanti al pc armata di dizionario, ettolitri di caffè e santa pazienza mi manca un po’. Mi piace tantissimo tradurre, soprattutto tradurre la letteratura. Lavorando nel settore alimentare, di letteratura non ne traduco tanta, ça va sans dire, ma mi sono promessa di tentare qualcosa di nuovo per questo duemilediciassette che sento portatore di lucine colorate e incognite positive, non chiedetemi perchè, dato che non lo so.

Il fatto è che amo scrivere e amo tantissimo la mia lingua: tradurre è una sfida, con se stessi e con le parole: non puoi essere troppo letterale, ma non puoi nemmeno andare a libera interpretazione, o rischi di mancare di rispetto all’autore che stai traducendo. A scuola ero forte, ma come sempre quando è ora di torare fuori gli zebedei, ho scelto la via più facile.

Il mio lavoro attuale mi piace, ma io sono “una che ha le formiche al culo” (cit. Spora) e che nonostante un lavoro, due figli, un romanzo, una serie di racconti, un dipinto e un progetto di ristrutturazione dell’appartamento al pian terreno in cantiere, vorrebbe anche rimettersi a tradurre.

Perchè a me stare ferma a fare sempre la stessa cosa non piace. Perchè ho bisogno di stimoli. Perchè se faccio per troppo tempo la stessa cosa allo stesso modo, poi va sempre a finire allo stesso modo: perdo interesse, mi demotivo e lavoro e vivo male.

Quindi allo stato attuale delle cose sto:

1) riorganizzando il mio lavoro, che comunque ha bisogno di essere curato e portato a termine meglio e in maniera decisamente più efficiente e proficiente. Questo comporta che le poche ore che ho a disposizione vengano impiegate al meglio, sempre. Non è facile pianificare una tabella di marcia quando per anni ho studiato e lavorato senza un metodo preciso affidandomi solo ed esclusivamente alla mia grande capacità di essere multitasking e alla mia memoria. Potevo permettermelo da single. Adesso che ho così tanta carne al fuoco, fare un businness plan è d’obbligo. Imparare il metodo a 34 anni non è facile, ma posso farcela. Perchè #sonofigaeposso.

2) scrivendo un romanzo lungo e una serie di racconti brevi. E forse un racconto illustrato per bambini, forse personalizzabile, ma vediamo.

3) disegnando tanto, per ora a matita e carboncino, su un mega taccuinone Moleskine A4. Ma mi frulla in testa l’idea di un vero e proprio olio su tela ogni volta che passo davanti allo sgabuzzino che prima o poi diventerà una stanza solo dedicata alle arti, dove per il momento convivono la batteria di mio figlio di sei anni, il cavalletto con le tele e i colori, la mia chitarra acustica, la cucina economica funzionanete della mia povera nonna, la latta da 50 litri del nostro olio, i miei libri dell’università e un vecchio armadio.

4) raccogliendo informazioni pratiche e teoriche sul mondo dei traduttori.

5) impegnandomi per impattare il meno possibile a livello ambientale nonostante avere due figli equivalga a produrre più inquinamento di una petroliera, se non ci si sta un po’ dietro.

Insomma è tanta roba. So che dovrei sceglierne una alla volta e vedere quale rende di più e quale meno. Diciamo che sulla carta sono molto brava a fare una lista di priorità ma che poi incespicare è facile se non si ha una visione chiara e divisa per punti eccetera eccetera. ma è anche vero che se non ci provi, se non ti butti, se non segui l’istinto, finisci per fare la muffa sul divano e io non sono una che ama le cose ammuffite.

Ho deciso di muovere il culo.

Magari ci sbatto il muso, ma almeno ci avrò provato.

Cheers

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