Thomas Mann era uno metodico

Dicono che Thomas Mann fosse metodico fino allo sfinimento. Uno di quelli che se non aveva tutte le matite temperate e il caffè esattamente alla temperatura ottimale e la luce sulla scrivania come piaceva a lui, poi andava a finire che non scriveva. Anche Kant era così: non aveva l’orologio eppure si dice che ogni mattina attraversasse il parco vicino a casa sempre alla stessa identica ora, quando l’orologio della piazza batteva i rintocchi. Tedeschi tutti e due comunque e non credo sia una coincidenza.

L’ho studiato al liceo Thomas Mann e non mi aveva particolarmente colpito, come quasi tutte le cose che mi hanno fatto studiare a scuola. Rifuggevo e rifuggo tutt’ora il metodo didascalico  del “leggete questo libro, fate il riassunto o il tema, voto”, anche conosciuto come il metodo “far odiare la letteratura agli adolescenti: tutte le cose da fare passo dopo passo”. Mi piacevano più gli scapestrati alla Baudelaire o alla Dostojevski, che tra una fumata d’oppio, un’emicrania nervosa e uno shottino di assenzio ti tiravano su storie come Delitto e Castigo o L’Inno alla Bellezza.

Che poi si sa, il cattivo, il tenebroso, lo sfuggente, si insomma lo stronzo, alle ragazze piace e Mann era un tizio troppo a posto per una in piena tempesta ormonale.
Svariati tubetti di correttore copri occhiaie causa ennesima notte in bianco per colpa dell’ennesimo simpaticone di turno ho capito che invece i tizi alla Baudelaire era bello solo leggerli e che forse quelli come Thomas Mann si potevano frequentare e chi se ne frega se si temperavano le matite stando in piedi solo sul piede sinistro, l’importante era non finirla sempre con un barattolo di gelato Haagen Daaz davanti alla tv con il mascara che colava. è una pessima immagine, lo so, ma è tra le più universalmente veritiere se si parla di storie d’amore tra i 16 e i 25 anni.

Insomma a 23 e qualcosa anni ho letto i Buddenbrook. Un bel po’ di tempo fa in effetti, ma è molto nitido il ricordo di quello che pensai, una volta finito.
Mi sono detta che forse avere metodo, nella vita, aiuta. Se non altro può essere utile per capire che direzione farle prendere a questa vita, invece che aspettare alla finestra e vederla scorrere davanti a te come fossi uno spettatore annoiato al cinema.
Tante volte ho fatto lo stesso, con il viso appoggiato al palmo della mano e lo sguardo vacuo, sospeso, appesantito. Senza fare nulla, con la scusa di aver troppo da fare.

Come Tony Buddenbrook, che sposa un tizio che non le piace per sentirsi parte di qualcosa che non la rappresenta, per far piacere al padre, per senso di responsabilità, perché troppo abituata a vedere le cose succedere piuttosto che prenderne il controllo. Uscivo da una vicenda simile, ero arrivata a tanto così dall’altare e poi una voce mi disse che forse doveva andare diversamente, forse avrei dovuto prendere le redini io, decidendo quello che avrei voluto per me. E io non volevo niente se non un amore molto più grande e letterario di quello di Tony Buddenbrook.

holidays

Io sognavo un’altra vita. Sognavo emozioni intense e forti, sognavo un cuore che andasse sempre sulle montagne russe. Sognavo una vita non banale, mai scontata. Sognavo un uomo di cui potermi sorprendere ogni giorno. Sognavo una storia simile a quelle che trovavo nei miei amati libri e non credevo mai a chi mi diceva che quelle erano solo favole. No bello mio, quella era vita vissuta da chi l’aveva scritta. Quelle erano bastonate nei denti, occhi gonfi di pianto e ore passate a lambiccarsi il cervello per qualcuno che era esistito davvero ed aveva avuto il privilegio di essere trasposto su carta. Ecco io volevo questo. Volevo vivere un sogno, non volevo il grigio che ok, sta bene con tutto, ma va sempre a finire che ti ricordi solo la giacca verde acido che ci hai abbinato assieme.

Io l’ho trovata, la giacca che mi calza a pennello e non è verde ma fa o stesso. Ha gli occhi neri, un sorriso che scalda l’anima, una voce che accarezza e graffia insieme, una risata che sembra acqua che scorre veloce. ha un modo tutto suo di buttare indietro la testa quando fuma, di abbracciare il cuscino quando dorme, di socchiudere gli occhi quando qualcosa lo fa arrabbiare, di stiracchiarsi come un grosso gatto assonnato quando si sveglia. Ha tante piccole sfaccettature che ogni giorno mi fanno capire perché ci siamo trovati, ha il potere di impedire che io mi possa annoiare. Ha da sempre la capacità di leggere i miei pensieri senza che debba dirli a voce alta. Ha qualcosa, che a distanza di più di dieci anni mi fa sorridere e ringraziare la mia buona stella per avermi fatto inciampare in Thomas Mann quel lontano pomeriggio di marzo di tanto tempo fa.

Eccolo, il potere dei libri, che ti sanno indicare la strada quando pensavi di non poterne scegliere un’altra. Che ti consigliano di non scegliere di essere Tony Buddenbrook. Di non essere nessuno dei Buddenbrook, ma di chiederti sempre cosa vorresti davvero per te stesso.

happy

E non avrei potuto scegliere meglio di così.

Anche se in questo momento sta guardando il post partita su Sky e un pelino la mia certezza vacilla, ma nessuno è perfetto, mi dicono.

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