Quando tuo figlio si ammala.

il

Andrea si è ammalato.

E io non dormo da una settimana. Che, mi vengono a dire, capita quando si hanno figli piccoli.

Ah ah ah

Cazzo ti ridi?!? Non fa ridere. E non è di incoraggiamento.

Anche perché di solito chi elargisce queste perle di infinito conforto o i figli o non li ha ancora, oppure li ha grandi ed ha scollinato lo spauracchio influenza a dicembre.

A me non servono parole di conforto.

A me serve qualcuno che venga a casa mia, stia con i miei bambini e mi faccia dormire una settimana di fila, testa sotto il piumone senza pensare a un accidentaccio di niente.

Antefatto: martedì scorso Andrea era più agitato del solito. Del tipo che per farlo smettere di correre rimaneva solo l’opzione di sventolargli qualcosa da mangiare davanti al muso, come a un puma affamatissimo. Al solito il trucco “cibo-siediti a terra-rifiata tre secondi-riparti a razzo”  funziona e mentre gli accarezzo la testa ci rimango malissimo.

È rovente.

Però sembra essere super in forma.

Ma tanto eh.

Motivo per cui Chef, con la spocchia che ogni tanto lo contraddistingue, chiosa: “ma vedrai che sarà una sfebbrata di crescita e domani starà già bene”

Ah ah ah (di nuovo. E di nuovo ti chiedo CHE CAZZO TI RIDI?!?)

Non so voi. Ma i miei figli, queste fantomatiche “febbri di crescita” non le hanno mai avute. Magari i figli degli altri, che sono gli stessi che: prendono tutte le medicine senza fiatare, si fanno fare i lavaggi nasali, mangiano anche con la febbre a 40, si bevono gli intrugli a base di cipolla zenzero e curcuma e pepe di cayenna che le loro madri pazzoidi preparano diligentemente seguendo il metodo biodinamico fantascientifico steineriano combinato al lunario di smembar e alle ricette di frate indovino”.

I miei no

I miei, se il martedì alle nove di sera hanno 39 di febbre, significa solo una cosa:

questa notte mamma non si dorme un cazzo.

E probabilmente anche le notti e i giorni a venire.

Significa che smetteranno di mangiare, chiuderanno la bocca peggio di una suora di clausura alla sola vista delle medicine, vorranno stare solo in braccio, ascoltare ninne nanne cantate solo ed esclusivamente da te, anche alle 4 di notte, diventeranno noiosi, intrattabili e petulanti.

Ma soprattutto, significa che loro staranno male e tu starai peggio.

Perché non c’è niente di peggio che vedere uno scricciolino di due anni bruciare di febbre e contorcersi per una tosse che nemmeno il tuo povero nonno quando si faceva un pacco di Nazionali senza filtro al giorno.

E scopro che in questi momenti riesco a tirare fuori energie che non credevo di possedere.

E una tenerezza e una capacità di adattamento e  gestione delle emergente che vanno al di là delle parole, delle menate, dei confronti e di tutto quello che c’è scritto nei libri.

L’istinto esce con una prepotenza salvifica, mi scherma dal mondo esterno e mi permette di fare quasi sempre la cosa giusta.

E quindi ci vuole il tempo che ci vuole, ma alla fine guariscono.

Tu sei sfinita. Ma pensi che va bene così e che il peggio è passato.

E invece col cazzo.

Perché si è ammalato tuo marito.

Santi, fate il favore, che sono un po’ stanca: venite giù da soli, dal calendario. E fate in fretta, che ce l’ho bella alta.

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