del blog, dei miei figli e della bellezza.

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Ultimamente rifletto spesso riguardo a questa mia passione per la scrittura e, soprattutto, per la condivisione in rete di parti della mia vita tramite il blog. Mi chiedevo che senso avesse, ormai che i blogger sono diventati una categoria di professionisti così tanto settoriali, continuare a sproloquiare in rete dei fatti miei. Anche perché io un lavoro vero, che mi fa mettere in tavola il pranzo e la cena tutti i giorni e per tutti i mesi dell’anno, ce l’ho già ed è un lavoro che mi piace.

E poi mi sono detta che basta farsi tutte queste menate. Perché per me scrivere è una passione che ho da quando ero piccola e il computer in casa nemmeno l’avevamo e la mia sorellona doveva usare quello dell’ufficio del nostro babbo per scrivere la tesi dell’università e quindi il nocciolo della questione non è se essere o non essere una blogger: tutto ruota intorno al fatto che a me piace scrivere. E non voglio più ossessionarmi con la menata del blog che deve essere il mezzo per farmi conoscere e promuovermi e aspettare che il mega editore dei miei sogni mi noti: non si coltiva una passione in funzione di qualcos’altro. Una passione, se è autentica, deve essere libera da vincoli e da briglie auto imposte per far piacere a qualcuno o a qualcosa. La passione non ha regole che alla fine con l’ossessione di voler essere originale a tutti i costi ho perso tanto di quel tempo che avrei potuto sfruttare in mille modi migliori: andando a passeggiare, scrivendo racconti brevi, correndo al mare in inverno, guardando un film con Lui, disegnando, studiando finalmente il mio librone di fotografia digitale che prende polvere dal 2010… avrei potuto produrre decisamente dei post migliori, più veri e diretti.
E ho fatto finta di vivere, come fossi intrappolata in una patina appiccicosa, che mi limitava i movimenti e mi impediva di vedere nitidamente al di là.

Al di là delle apparenze

E delle aspettative

E dei sogni mai realizzati perché troppo pigra per investirci energie ma abbastanza ambiziosa per lamentarmi della loro mancata realizzazione. Era come se vedessi bene il risultato, senza però avere i mezzi per arrivarci.
Del resto, non puoi iscriverti alla maratona di New York e passare tutto l’anno precedente sul divano a mangiare patatine e poi lamentarti se arrivi ultimo classificato.
Credo di aver reso l’idea.
Poi succede che vai a farti un giro con i tuoi figli al parco, un sabato pomeriggio pieno di sole, in questo strano autunno un po’ troppo mite e hai il lampo di genio di portarti dietro gli stivali di gomma e la macchina fotografica.
Niente telefono, niente musica, niente palloni o biciclette o macchinine: solo noi, la natura e il silenzio. E allora il contachilometri improvvisamente si azzera e capisci che conta solo l’adesso e che le altre sono tutte inutili menate. Che un tappeto di foglie gialle che croccano sotto i tuoi passi è a volte la medicina migliore per i tuoi nervi un po’ logorati dagli impegni e dalle scadenze e dalle responsabilità della tua vita.

piedi

E senza rendertene conto, li hai fatti già grandi tutti e due. Sembrava ieri che aspettavi il più piccolo e invece corre già come un missile e ti hanno insegnato così tante cose, in questi sei anni, eppure tu eri troppo presa a lamenti che non avevi più tempo per te, per scrivere i tuoi racconti, per prenderti i tuoi spazi per i tuoi progetti e invece il progetto migliore ce l’hai tra le mani tutti i giorni e puoi attingervi continuamente forza, ispirazione e creatività.

andrea-di-spalle

I miei figli mi costringono a rallentare, ad ascoltare ritmi che avevo dimenticato ed è questo che all’inizio mi faceva sbroccare con la storia di non avere tempo nemmeno per respirare: per certe cose è davvero così, ma per tante altre mi sono resa conto di avere completamente disimparato a godere dei singoli momenti semplicemente per quello che sono. Avevo dimenticato il metodo per riconoscere la vera bellezza, io, proprio io, che ne ho sempre fatto una ragione di vita, che l’ho sempre voluta fissare con le parole, nero su bianco, o sulla tela, o dietro l’obiettivo di una macchina fotografica.

La bellezza è ovunque la si voglia vedere, anche fuori dal parcheggio del supermercato in pieno centro città. Basta alzare gli occhi verso il cielo ed eccola lì, che ti viene a sbattere in pieno muso e ti ricorda che il tuo smartcoso è dotato di millemila mega pixel non per fare le foto solo alla roba che mangi, ma per catturare qualcosa di dirompente e improvviso come la bellezza, quella vera. E ho deciso che voglio fare questo e niente di più nella vita: diffondere la bellezza, in ogni sua forma. Che è un po’ come parlare e diffondere amore. Che è quello che fanno gli artisti, con tutta la loro forza, con tutta la passione possibile.
Perché nella vita non conta solo il fine.

bellezza

Conta il modo.

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