no, doing bodyshaming is not cool at all, dear.

il

Negli ultimi giorni si è parato tanto, tantissimo di body shaming. Ne ha scritto di recente la Spora e anche tante altre blogger e donne comuni sui social. Diciamo che la rivista IoDonna ha un po’ pisciato fuori dal vaso e che Vanity Fair ha ben pensato di seguire lo stesso esempio lanciando sulla pozzanghera una bella buccia di banana, così da assicurarsi capitombolo e culata finale con botto. Manco a dirlo, entrambe le testate giornalistiche hanno ben pensato di cancellare tutto. Tanto mica la gente fa gli screenshot, nell’era degli smartphone, dei tablet e dei social media, no no.

Ma parliamo d’altro, che tanto se bazzicate il web la storia di come è andata e del putiferio che ne è conseguito già la sapete e comunque se non la sapete leggetela nel link che ho messo all’inizio, che la Benini l’ha spiegata e argomentata mille volte meglio di come avrei saputo farlo io.

Parliamo di cosa sia davvero il body shaming e del perchè sia così normale farlo. Intanto io lo chiamo molto più semplicemente perculare, che fa meno figo. Sì perchè tutti questo inglese dovrebbe rendere tutto più figo, più cool e prendere per il culo una ragazza perchè grassa o brutta o vestita non alla moda non è per niente figo, ma solo disprezzabile. Prima di tutto metto le mani avanti e faccio subito autocritica: anche io ho perculato, e tanto anche, in passato. Non l’ho mai fatto verso persone che conoscevo, ma non fa differenza: prendere per il culo una persona per come è vestita, per la cellulite, per il culone, per la sua presunta sciatteria, per la sua bruttezza o per qualunque altro motivo così, perchè ci va, denota solo una grandissima insicurezza, mixata ad hoc con quella giusta dose di frustrazione. E si, lo ammetto, per certi versi ero (e a volte sono ancora) molto insicura e frustrata. Sono cresciuta con persone che non hanno mai fatto a meno di farmi notare che le mie cosce erano troppo grosse per shorts e minigonna, che avevo il ginocchio da lavandaia ed era meglio coprirlo, che con le gambe così corte e tozze quella gonna gipsy non mi stava bene, che ero goffa sui tacchi e via discorrendo. Ma avevo uno scelta, potevo decidere di mandare tutti affanculo e diventare la paladina degli sfigati presi in giro per il loro aspetto, invece ho somatizzato per anni e ho ripagato gli sconosciuti con la stessa impietosa moneta. Shame on me, davvero, perchè la colpa di questo mio essere stata così giudicante, sprezzante e stronza non è degli altri ma solo mia. Mia, perchè lì per lì non ho mai tirato fuori la voce per dire “hey sai che c’è? Le gambe sono le mie e mi ci metto quello che cazzo mi pare e vattene un po’ affanculo”. Mia, perchè potevo usare tutta l’energia negativa accumulata in in corso di zumba o di pilates e scolpirmi il fisico e stare finalmente bene con me stessa, anzichè compatirmi e diventare una bulla da strapazzo a mia volta. Mia, perchè ho deciso di farmi fregare e convincere che avessero ragione loro e che quella di sfottere fosse l’unica via per combattere quel bruciore che sta tra lo stomaco e il cuore e non se ne va via mai, una volta che hai provato cosa significhi sentirsi mortificare per il proprio aspetto fisico o per qualche errore commesso.

E poi mi sono detta che era anche ora di far basta, perchè non solo prendere in giro gli altri mi dava poca soddisfazione, ma mi faceva anche sentire per quella che ero, cioè una persona abbastanza di merda. E poi ho conosciuto un uomo che quando ingrassavo non ci faceva caso e quando dimagrivo nemmeno e quando gli ho chiesto il perchè lui mi ha risposto che gli piacevo io come persona e il resto era solo una cornice piuttosto inutile e che la cosa che gli stava a cuore era che IO mi amassi davvero.

SBAM

(hashtag) #portainfaccia

E cazzo, se aveva ragione.

E poi me lo sono sposato e ci ho fatto due figli e nel mezzo di frustrazione ne ho accumulata tanta, che le gravidanze mi hanno lasciato almeno dieci kg in più di quanti il mio fisico oggettivamente minuto possa sopportare e mi sono detta che era arrivato sul serio il momento di scendere dal treno dei miserabili e che la vita è una sola e che sei tu che devi tenerla per le briglie e non viceversa. E che se volevo che i miei figli, da adolescenti prima e da adulti poi, sviluppassero una sana e automatica autostima, avrei dovuto trasmettergliela con il mio esempio.

Sì perchè non puoi dire a tuo figlio ai giardinetti che il bimbo più scarso a giocare a palla avvelenata non si piglia per il culo e poi al ritorno dalla passeggiata se passa una ragazza taglia 56 con gli shorts tu ti fai scappare un commento al vetriolo. Non solo li mandi in confusione, ai nani: getti per prima le basi del bullismo che tutti temono. I bambini non sono crudeli perchè dicono la verità, no. I bambini stronzi sono così perchè sono allevati da genitori stronzi. è semplice, come una divisione con la calcolatrice.

Quindi io ho fatto ammenda con il mio passato da bulla. Sono stata 4 anni con uno che mi ha fatta sentire talmente inadeguata, quando ero poco più di un’adolescente, da uscire da quella storia con un comportamento alimentare borderline; credo si chiami “binge eating”: quando te magni tutta la dispensa in tre nanosecondi fino a stare male ma non così tanto da vomitare. Tipo lo step prima del vero disturbo del comportamento alimentare. Questo pseudo disturbo da abbuffata compulsiva me lo sono portata dietro anche in gravidanza 1, nonostante avessi fatto pace con la mia storia orribile e avessi incontrato il meraviglioso uomo di cui parlavo sopra e che è mio marito e che se mi leggi non ti gasare troppo, mi raccomando 😉 Ho preso 30 kg con il primo figlio, ci ho messo una vita a partorirlo, con cesareo annesso e recupero post operatorio piuttosto merdoso. Poi ne ho persi una ventina, ho fatto il secondo figlio, sono ingrassata poco e adesso eccomi qua, che mi faccio seguire da una professionista, che è anche mia amica ed è bravissima e sono quasi tornata in forma. Nel frattempo ho letto tanto, ho scritto, ho disegnato e ho anche ascoltato la Claudia con le sue teorie molto introspettive e sagge e ho intrapreso un cammino piuttosto ripido e accidentato che mi lascia spesso palmi delle mani e ginocchia sbucciate, ma che mi sta regalando grandi soffisfazioni. Non svuoto più la dispensa. Ma la cosa più importante è che non prendo più per il culo le altre donne per come sono e questa è il più grande traguardo personale che potessi raggiungere, perchè adesso ho una visione di insieme diversa, più ampia e più consapevole. Sembra una cazzata, ma spesso dietro a una frase buttata lì pour parler si nasconde sempre qualcosa di molto più grande. Un disagio mai risolto, che brucia, che spinge per uscire e per essere elaborato, combattuto, trasformato in qualcosa di meglio, di più costruttivo e utile.

Io ho fatto pace con la ragazzina che è stata prima vittima e poi carnefice e poi di nuovo vittima. Ho fatto pace con chi mi ha fatto del male, perchè spesso non era per cattiveria nei miei confronti e anche perchè fottesega, c’ho una vita stupenda da vivere, che si cuocessero nel loro brodo gli altri.

E non sfotto più nessuna ragazza per il suo aspetto o per la vita che conduce o che penso conduca. Perchè non mi interessa e perchè non ha un fine, uno scopo e un senso.

E non tollero chi lo fa. Perchè come dicevo più su, abbiamo sempre una scelta davanti a noi e se scegliamo di essere stronzi, poi dobbiamo avere le palle per pagarne le conseguenze e vi garantisco che ne servono tante, di risorse.

E detto questo, io mi faccio tutta l’#estateinshorts. E già ne compravo poche, ma le riviste femminili da me non avranno più un centesimo, fino a che non cambieranno il modo di considerare le donne e la loro vera bellezza. Lo so, fa tanto femminista vintage ma hey, sapete che c’è? Io sono una #fottutafemminista. E c’ho 33 anni e mezzo, quindi vada anche per il vintage, và.

Donne, la vera rivoluzione, siamo noi. Facciamoci sentire ogni volta che ci sentiamo mortificate senza una ragione. Tiriamo fuori la voce. Perchè è ora, adesso. E perchè queste bulle da tastiera hanno davvero scassato la minchiazza. Così, per dirla alla francese come mio solito.

 

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