DISARM YOU WITH A SMILE

il

Oggi è un giorno un po’ triste. Oggi mi sono svegliata con il cuore un po’ più stretto e con un po’ più di voglia di andare a prendere i miei due bambini e di tenermeli stretti nel lettone, saturando l’aria di amore e tenerezza. Oggi sento il bisogno di dire ad alta voce “ti amo” a mio marito, di baciare i miei figli sulla testa, di annusare il loro odore di pane e animaletto selvatico, di sedermi con loro per terra e giocare tutto il pomeriggio.

“Disarm you with a smile

and cut you like you want me to

cut that little child

inside of me and such a part of you…”

Oggi è anche il giorno in cui tutti si sentono in dovere di dire qualcosa, di avere a tutti i costi un’opinione. Come dopo l’11 settembre del 1001, quando anche chi fino al giorno prima al bar parlava solo di 4-4-2 si era sentito investito di una specie di dovere morale a dire qualcosa di intelligente. Beh io penso che non sia così necessario avere un’opinione su tutto, soprattutto quando questa sfocia nel populismo, nella superficialità e nell’odio razziale. Insomma, come dice il buon vecchio proverbio cinese, spesso è davvero meglio tacere rischiando di passare per idioti, anzichè aprire bocca e togliere il dubbio definitivamente. Insomma, se fino al giorno prima ci si occupava davvero solo di moduli calcistici, di sfilate di moda o di blog di cucina (attività e disimpagni rispettabilissimI, tra l’altro, alcuni dei quali piacciono molto anche alla sottoscritta), non vedo perchè proprio oggi, dopo una tragedia tanto grave come quella di Nizza, la gente si senta così obbligata a scrivere o a dire qualcosa in merito.

“I used to be a little boy

so old in my shoes

and what I choose is my choice

what’s a boy supposed to do?”

Credo che il rispetto passi anche dal silenzio, dal decidere di tacere e magari nel frattempo di informarsi un pochino e magari aspettare anche che più dettagli vengano portati alla luce, non è affatto una cattiva idea. La tentazione di scrivere, di condividere post più o meno sdegnati, infuocati di rabbia, addolorati o semplicemente brillanti è forte, fortissima, ma dobbiamo resisterle. Lo dobbiamo per rispetto alle vite falciate via in una manciata di secondi, per rispetto di chi è rimasto vivo a piangere i propri cari, per rispetto anche di sé stessi perchè nel caso non ve lo abbia mai detto nessuno, ve lo dico io: le cagate che scrivete su facebook e su twitter, rimangono lì ed è la grande differenza che c’è tra i nostri tempi e quelli dei nostri nonni: se la cagata la sparavi al bar, nessuno la trascriveva e dopo un po’ se ne andava via; era come una scorreggia un po’ pesante al retrogusto di uovo marcio che lì per lì ti veniva il vomito, poi aprivi una finestra e puff, tempo due minuti e nessuno se la ricordava più. E invece adesso è tutto diverso: adesso se scrivi, rimane lì e se te ne accorgi in tempo e cancelli, ci può sempre essere qualcuno più veloce e più svegio che ha fatto un bello screenshot e che al momento buono può benissimo ricordarti che sì, l’hai detta eccome una cagata e sbam, te la riposta in bacheca.

“The killer in me is the killer in you

my love

I send this smile over to you”

Il grande dramma della mia generazione è l’incapacità di saper stare soli, perchè la solitudine ti induce al silenzio e di conseguenza alla riflessione e se dentro hai solo un paio di monete da due centesimi, quattro biglie e sei carte doppie dei Pokemon, poi ci sta che cedi alla tentazione di aprire una pagina di facebook, leggere i titoli di quattro articoli, sentirti finalmente più informato e meno solo con i tuoi demoni vuoti. Ma non è quella la strada da percorrere. Perchè poi va sempre a finire che, forte dei 4 titoli di cui sopra che hai appena letto e che vedi condivisi da altri centocinquanta come te, pensi che se siete in tanti a metterci il like allora vorrà pur dire qualcosa. Sì, certo. Se vuoi te lo dico io, che cosa vuol dire: che sei un povero stronzo, disinformato e quello che hai appena fatto ha un nome, si chiama “analfabetismo di ritorno” e siete in tanti a soffrirne. Come faccio a saperlo? Ogni tanto vado anche io su facebook, vedo in quanti siete a condividere articoli-bufala con frasi improbabili dette da Putin sui problemi internazionali e oltre a gettare un’occhiata sconsolata ai miei due figli, mi armo di santa pazienza e continuo ad informarmi, a leggere, a togliermi ore di sonno (e ho due figli piccoli, dio solo sa quanto avrei bisogno di dormire) per approfondire e comunque non riesco a sapere mai abbastanza, mai quanto vorrei.

“Disarm you with a smile
And leave you like they left me here
To wither in denial
The bitterness of one who’s left alone
Ooh, the years burn
Ooh, the years burn, burn, burn”

E allora sto zitta, molto spesso. E prego in silenzio, nella mia camera, al buio. Prego per quei bambini falciati a Nizza, prego per le loro famiglie, prego per chi affronta un mare in burrasca su un barcone rischiando la vita, prego per chi muore sotto le bombe in Siria, prego per le vittime del disastro ferroviario in Puglia. E prego anche per voi, dementi seriali che al contrario sentite sempre quel prurito alle mani, quell’impellente desiderio di far vedere quanto siete davvero coinvolti nelle questioni mondiali e dovete farlo sapere anche a noi. La vostra opinione non conta una fava, come la mia, ma la differenza sta nel fatto che la vostra, a differenza della mia, è un’opinione totalmente disprezzabile.

Ah, un’altra cosa: al prossimo che tira in ballo l’islam e il Corano a ogni piè sospinto comincio davvero a chiedere di recitarmi una sura. Tranquilli, non vi sparo come hanno fatto a Dacca, ma sappiate che la tentazione si fa sempre più forte ogni giorno di più. E la colpa è solo la vostra.

State zitti, e pregate un po’ di più. Il mondo oggi ha bisogno di questo, solo di questo.

“I used to be a little boy
So old in my shoes
And what i choose is my choice
What’s a boy supposed to do?
The killer in me is the killer in you
My love
I send this smile over to you”

song used for this post: Disam- The Smashing Pumpkins  –

Siamese Dream 1993- Virgin Records

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