Let your children play and Merry Fucking Christmas

il

merry fuckin xmasIl fuoco crepita nel camino, il gatto dorme sul divano, in sottofondo c’è una sinfonia di Borodin e nessuno interagisce verbalmente con la sottoscritta (leggi: i due maschi di casa fanno il riposino pomeridiano, sempre sia lodato). La varicella è passata, resta solo da vedere se io la stia covando o meno: lo scopriremo solo nel nuovo anno e se così sarà preparatevi a un post solo di turpiloquio, anatemi e bestemmie in multilingue. Manca solo da comprare il regalo per Chef, che ce l’ho in testa da giorni ma non sono ancora riuscita a trovare mezz’ora per andarlo fisicamente a ritirare. Il biglietto però gliel’ho già scritto in bella grafia. Che per me un bel biglietto di auguri è una componente fondamentale di un regalo: puoi sempre conservarlo o ancora meglio dimenticartelo in un cassetto e quando meno te l’aspetti eccolo lì che salta fuori ed è sempre una bella sensazione rileggere delle righe piene di parole per te. Per quanto riguarda la regalistica del nano ho imposto un solo e unico diktat: giochi. Possibilmente in numero sensato e adatti per la sua età. Che all’abbigliamento ci penso io, che sono la sua mamma e lo so cosa gli serve e cioè un bel niente. Un bambino di tre anni e mezzo cresce con una velocità esponenziale, non ho mai capito il senso di doverlo fornire di un guardaroba così vario e inutile come fanno certe madri. Che poi quando si è strappato il maglioncino di cachemere firmato gliela menano pure, a questa povera creatura. Come se a un bambino debba fregare qualcosa di come lo vestono, pura follia.

Dicevamo, i giochi: io tuttora li adoro e non mi vergogno affatto nel dire che a volte, riordinando le costruzioni di Ale, mi metto a impilare mattoncini a casaccio. In questo ci assomigliamo, siamo due folli anarchici totali che sfidano ogni legge della gravità e dell’architettura. L’altro giorno ha fatto una torre così alta e sbilenca da far impallidire persino me, il che è tutto un dire: il povero Chef, che pecca di buonsenso, certe volte prova a fare capire ad entrambi che forse, se usassimo una base più larga, il tutto non crollerebbe nel giro di 3 secondi netti. Ma non era lì, il bello delle costruzioni? Proprio nell’avere un’infinita possibilità di creazione e sperimentazione?

Osservo spesso Ale mentre gioca da solo e parlotta tra sè, oppure mentre fa interagire i personaggi più improbabili in rocambolesche avventure: per dire lo scenario di oggi era una fattoria in stile americano nella quale scorrazzavano un delfino di peluche, Peppa Pig e un Power Ranger su un quad verde. E un po’ mi viene da sorridere, un po’ da meravigliarmi e un po’ da accarezzarlo piano sulla testa, augurandogli che questa fantasia non lo abbandoni mai, ma che cresca ed evolva con lui, che lo accompagni in ogni momento della sua vita, che gli infonda speranza e fiducia anche quando la vita gli sembrerà difficile. Che si fonda nei suoi sogni e che si concretizzi nella loro realizzazione. Che lo renda un ragazzo curioso e un uomo felice. Il resto verrà da sé, ma a sognare non ti insegna nessuno e senza sogni si vive male.

GFli esperti del settore dicono che i bambini di oggi giocano troppo poco e penso che abbiano ragione. Io nel mio piccolo, cerco di alzare la media e non vedo l’ora che sia mercoledì mattina per giocare con la fattoria dei Lego che gli ho regalato; ovviamente in tuta, spiaggiati sul tappeto giallo del salotto, con Chef che la smenerà perché avremo eretto un totem maori vicino alla stalla delle mucche.

Sempre se sopravviveremo alla cena + pranzo degli auguri con gli amici (ovviamente senza nano, che il buon Dio abbia sempre in gloria i nonni) di questo weekend.

In ogni caso buon Natale. Non fate i buoni, che tanto non ci crede nessuno, voi per primi. Pensate solo a divertirvi e a stare con chi amate di più, se ci riuscite.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. claudia ha detto:

    Guarda, non posso che sottoscrivere TUTTO! Ma sai che ogni volta che torno in Italia non riesco mai a farmene una ragione, del fatto che la gente comperi dei vestiti *nuovi* per i loro bambini al di sotto dei, che so, 7 anni? Sara’ che sono diventata madre in Germania, ma quella su al nord est, che fino a vent’anni fa erano per forza autarchici in tutto, ed e’ normale che la tua amica o la vicina ti dica che ha fatto il riordino annuale dell’armadio, e se vuoi domani mattina ti porta a scuola un sacco di quelli neri dell’immondizia pieno di ogni, dalla giacca a vento per la tempesta siberiana ai sandali da spiaggia. Io credo di aver comprato si’ e no le mutande, per la mia (ehm…di solito le spedisce la nonna crucca, perche’ abitano vicino alla fabbrica della Sanetta e comprano a prezzo agevolato).
    Qui poi e’ spettacolare: i bambini sembra che giochino coi vestiti di carnevale, mescolino il tutto con dei vestiti normali a mo’ di cocktail e poi escano di casa. Scalzi, di solito.
    E anche noi saremo li’ la mattina del 25 a costruire …ehm…la piscina dei lego 😉
    Naturalmente pare che io sia l’austroungarica di famiglia. Rigorosa che nemmeno Mies van der Rohe. Capisco chef, tanto. E cerco di imparare dalla figliola. L’altro giorno le stavo spiegando che dovrebbe mettere a posto un gioco, prima di iniziarne un altro (annosa discussione). E solita risposta: ma le Barbie andavano a trovare i lego che stavano costruendo col Jenga e leggendo assieme dei Topolini. Eh beh, se no che vita sociale e’, ognuno nel suo cassetto?

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  2. Laura ha detto:

    Hey ciao! Rispondo in ritardone, che la varicella alla fine ha avuto la meglio sui miei anticorpi atomici 🙂

    I bambini, perché siano felici, devono semplicemente poter fare i bambini. E dato che in buona parte del mondo purtroppo eventi tragici come guerra, malattia e fame glielo impediscono, mi sembra di un’inenarrabile cattiveria impedire ai nostri figli, che possono godere di un relativo benessere, di poter vivere la loro infanzia con tutta la spensieratezza che gli è propria.

    Ciò detto: Chef solitamente è un pazzo anarcoide (se no non avrebbe fatto per 16 anni lo chef..eheheheh), però sulle costruzioni è un po’ rigidino. Ma credo che sia solo perchè ama viseralmente i Lego… se la porta dietro dall’infanzia, questa cosa. Ma ci sta lavorando… e da come versa il mio salotto devo dire che si è applicato benissimo 🙂

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  3. Graziella Carnevali ha detto:

    @ Laura e Claudia. Ovviamente vi do’ ragione. Però ogni volta che sensato parlare le ” generazioni precedenti” mi chiedo davvero in che mondo siano vissute. Dicono cose che i miei genitori ( in pieno boom economico) e gli amici dei miei genitori, e i genitori dei mei amici dicevano cinquanta, e quaranta e anche trent’ anni fa. La mia famiglia, rigorosamente italiana, e pure benestante, di quel benessere che si era costruita da sola, senza alcun aiuto ( men che mai dai genitori) mi permetteva tre regali tre ( genitori, zia, nonni), le cose in sovrappiù si donavano ai poveri. Sono cresciuta semi scalza ( da freddolosa mi fornivo di calze almeno) fra bimbi scalzi, in campagna, ruzzolando nei prati , educata al rispetto degli altri. Alle 20 andavo a letto, perché i bambini dovevano dormire, e i grandi godersi la vita di coppia. Natali parchi, a casa di mia nonna, e mi veniva ricordato continuamente che la carne era un lusso, riservato a pochi ( io ero anemica, quindi autorizzata a mangiarli tutti i giorni ) . E ho amiche più giovani che hanno tirato su allo stesso modo i loro figli. Certo, una minoranza, ma c’ e’ sempre stata. Forse non l’ avete vista, ma c’ e’. E, perdonami Claudia, nessuno di noi era crucco. E visto come si stanno comportando ora i tedeschi, direi meno male. Ovviamente non voglio offendere nessuno, men che mai te, ma non è’ che l’ Italia e’ proprio come la dipingete. Non tutta almeno.

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    1. Laura ha detto:

      No ma infatti io analizzavo più la mia generazione (le mamme mie coetanee o un pelo più grandi) piuttosto che le mamme italiane.
      Leggevo sull’Internazionale un interessantissimo articolo di un neuropsichiatra infantile americano un po’ di tempo fa: è un “problema” generazionale, quello dei bambini occidentali che giocano poco e non è legato al paese in cui vivono.
      Io più che altro volevo che passasse il messaggio “che i bambini possano fare i bambini: giocare, sporcarsi, ridere e godersi l’infanzia. Mi fanno tristezza i bambini ingessati e vestiti come cloni dei genitori (vedo cose alle feste di compleanno che voi umani…) e mi fanno tristezza anche i bambini allevati con il modello anaffettivo nordico.

      Io non invidio affatto i crucchi o gli inglesi ecc. Anzi. Io sono stata cresciuta proprio come Graziella, nonostante la differenza di età e spero di riuscire a crescere mio figlio e i prossimi che arriveranno allo stesso modo.

      Nel frattempo, dato che il piccoletto è piccoletto, giochiamo un casino. E mi diverto più io di lui. Le premesse sono ottime 😉

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  4. Graziella Carnevali ha detto:

    Si Laura hai ragione. Secondo me le cose sono degenerate con le nuove generazioni ( e le mamme loro, che le hanno cresciute così) , ma non credo sia un problema italiano. Ho visto bambini americani maleducatissimi, obesi e viziati, idem spagnoli, greci, israeliani, e a volte anche tedeschi. Generalizzando, ovviamente. C’ e’ un altra cosa che mi inquieta: vedere bimbi che non sanno più giocare ( ne’ studiare ) da soli.
    Quanto al nord Europa anaffettivo penso dipenda un po’ : sono stata a lungo in Olanda e ho visto famiglie fantastiche! Per la maggior parte con bimbi tranquilli ed educati. Ma non conosco bene Svezia e Norvegia.

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    1. Laura ha detto:

      Verissimo, i bambini non vengono lasciati mai giocare da soli. C’è un gran bisogno (negativissimo) a mio parere dei genitori di stimolare a oltranza queste povere creature. Quando Ale aveva 3 mesi, dalla mia amica libraia incontrai alcune mamme con nanetti suoi coetanei che compravano i libri da leggere ai loro figli perchè così “diventavano più intelligenti”. E tremila giochi educativi per stimolare creatività, inventiva, intelligenza. Manco dovessero vincere tutti il premio Nobel.
      Io gioco con lui, ma ho anche una vita, un lavoro, degli amici, una passione (che è scrivere): tutte cose che ovviamente portano via del tempo…tempo in cui lui gioca da solo. Inventa storie, si diverte, fa esperienza di se.

      Sullo studiare da soli aprirei un post a parte, da quante ne avrei da dire. Non ho figli in età scolare, ma tre nipoti che vanno rispettivamente alle elementari, alle medie e al liceo. Beh, i ragazzini sono troppo seguiti: mia mamma non si è mai permessa di aprire il mio diario per controllare cosa dovessi fare per il giorno dopo. Ero responsabilizzata, sapevo che quello era il mio dovere. Se lo facevo bene. Se non lo facevo ci sarebbero state delle conseguenze, proprio come poi diventa quando vai a lavorare: se porti a termine il tuo lavoro con successo ottieni risultati positivi, diversamente vieni licenziato (o fallisci, se l’attività è tua). E poca fuffa.

      No infatti, il problema non è affatto territoriale, ma generazionale.

      Io conosco bene solo l’Olanda, ho degli amici che stanno per diventare genitori proprio ora: e sono persone fantastiche. Quindi non è il paese, ma come vieni allevato ed educato.

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  5. Graziella Carnevali ha detto:

    Assolutamente d’ accordo su tutto! E le mie reminiscenze degli studi di psicologia mi fanno ricordare che i bambini hanno bisogno di avere un mondo loro, in cui stanno da soli ( per un po’ ), per imparare a differenziarsi. E poi devono essere responsabilizzati, come ben analizzi tu. Ecco, se c’ e’ una differenza con gli stati al nostro nord e’ proprio questa: le mamme italiane prevalentemente soffocano, proteggono, tendono a non far crescere. La loro ” creatura” deve essere il centro del mondo. Probabilmente perché non hanno una vita loro soddisfacente , e il ruolo di mamma e’ l’ unico che le gratifica. Ma che tristezza!

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    1. Laura ha detto:

      mamme frustrate = bambini frustrati (e maleducati). I bambini di oggi sono maleducati perchè le mamme prima li soffocano e li proteggono poi, quando non ne possono più, iniziano a urlare. Ne segue che ci sono dei piccoli selvaggi a piede libero in ogni dove: nei negozi, al ristorante (ahhhhhhhhh!!! io odio chi porta i bambini al ristorante e li fa girare per i tavoli. Rispetto zero di chi lavora e degli altri commensali), al cinema, in chiesa, al parco giochi. E sti ectoplasmi di genitori petulanti dietro con la solita litania “Niccolò vieni qui. Niccolò fai il bravo. Niccolò non urlare. Niccolò perché non ubbidisci?” e via di seguito.
      Poi una diventa stronza, ma per forza!!!

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