Bambini col subwoofer

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Sala d’aspetto del pediatra, in un qualsiasi giorno d’autunno: quando arrivi senza appuntamento è un po’ come quando vai a fare una raccomandata urgentissima alla posta il giorno di ritiro della pensione. Ti fai un bel nome del padre e speri nel miracolo, che ovviamente non arriva.

Io e il piccoletto arriviamo in un orario infame, tipo le undici e mezza, lui con la sua candela di moccio fosforescente e una tosse che manco mio nonno quando fumava le Alfa senza filtro, io con l’occhiaia da panda – con la tosse si dorme male e poco- e la stessa voglia di fare conversazione di un ferro da stiro in ghisa. Tiro fuori un libretto dalla borsa, sistemo il piccoletto nella sedia accanto alla mia e ci mettiamo a leggere insieme, con lui che ridacchia perché io non ce la posso fare a leggere e basta, devo fare mille voci e inserire sempre un paio di dettagli in più nella storia. Tanto dobbiamo aspettare, tanto vale farlo cercando di divertirci. Non so, a me è sempre sembrata un’idea molto sensata e vedo che il piccoletto l’apprezza parecchio, dato che ovunque io lo porti riesce a stare fermo e tranquillo. Ok, i bambini non sono tutti uguali. Verissimo. Ok, il mio è particolarmente tranquillo. Ma scommetto che se io mi sedessi e cominciassi a spugnettare con lo smartcoso e non me lo filassi manco di striscio, forse anche lui inizierebbe a :

– saltare sulle poltroncine rischiando l’osso del collo

– strisciare come un marine sul pavimento

– leccare il pavimento sopracitato per vedere di nascosto l’effetto che fa

– gridare in lingue elfiche lanciando anatemi nella vana speranza di ottenere l’attenzione materna (o, in mancanza di essa, almeno uno snack)

– rompere conseguentemente le palle a tutti gli adulti tranne la sua mammina cara che so io dove glielo infilerei lo smartcoso.

Poi, classico dei classici, il bambino trasferisce l’attenzione dalla mamma allo smartcoso e brama per poterci giocare. E dato che lei lo ignora, il marmocchio va in modalità subwoofer: comincia a lagnarsi con un tono di voce così alto che sei tentata di dargli il tuo iphone, pur di farlo tacere un secondo.

In tutto ciò la simpaticona che lo ha generato si limita a urlargli contro che no, il cellulare non è un gioco e i bambini non lo possono usare e paventa torture stile Inquisizione Spagnola da parte del pediatra qualora lui non la smettesse di far casino. La minaccia sembra sortire l’effetto desiderato: il piccolo demonio si placa e tutti tiriamo un sospiro di sollievo.  Non fosse che dalla porta esce il dottore e alla vista del camice bianco il cervello del bambino collega la minaccia appena descritta da quella fine psicologa che si ritrova per madre a sè stesso e finisce che lei lo deve trascinare a forza dentro l’ambulatorio mentre giustamente lui si dibatte peggio di una carpa presa all’amo e grida così forte che tutti i cani del vicinato cominciano a darsi la voce e ovviamente tutti gli altri bambini presenti simpatizzano col collega e incominciano a piangere, desiderosi di darsela a gambe il prima possibile.

L’unico lato positivo dell’andare dal pediatra (perché c’è sempre un lato positivo, basta cercarlo bene bene) l’ha trovato proprio Ale: la gelateria artigianale sotto l’ambulatorio fa dei gelati che levatevi tutti e anche a gennaio è impossibile non fermarsi e prendere una vaschetta di panna e cioccolato e crema capace di farti dimenticare tutto, ma proprio tutto.  Anche il moccio verde e sì, anche il bambino col subwoofer.

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro G. ha detto:

    Tutto carino, ma un appunto: il sub-woofer è una cassa che serve ad esaltare i suoni super bassi (in frequenza). Hai presente quando passano i tamarri in macchina e si sente solo una specie di “tunz tunz tunz”? Ecco, QUELLO è ciò che fa un subwoofer 🙂 Ci stava meglio la sirena antiaerea 🙂

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    1. Laura ha detto:

      cazzarola! Però la mamma del pargolo era una di quelle super tamarre da musica tunz-tunz in macchina… alla fine un nesso c’era! 😉

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