Il post della Piastrella

il

I commenti di Claudia e Graziella in questo post mi hanno dato un ottimo spunto sul quale riflettere; complice è anche l’ultimo periodo un po’, ahem, in salita. Che io quando il tempo mi manca, quando il sonno è poco e le cose da fare si moltiplicano manco fossero pani e pesci (citazione che fa capire quanto io sia una personcina modesta e con scarsa autostima) mi metto a riflettere. Tipo che mentre stiro o stendo i panni o pulisco il bagno parto per la tangente e va a finire che tra un calzino spaiato e una piastrella sbrecciata ecco che mi viene l’idea per un post.

Il post della piastrella. (sono alla frutta, lo so da sola grazie)

Hanno ragione Claudia e Graziella quando sottolineano l’odioso modello di famiglia perfettina a tutti i costi che per anni ci hanno propinato i creativi della pubblicità. E però a me viene anche da dire che c’è anche andata bene di sciropparcelo, sto stracazzo di modello di famiglia felice a tutti i costi, diciamocelo. Che una ventina di anni fa, era un sogno diffuso avere una bella casa, con tanta luce, con tanti bambini educati che non urlano, non sporcano, non si ammalano, ubbidiscono, ascoltano e sono pure contenti di andare a scuola (che tra tutte le amenità, questa è la peggiore. Ma chi cazzo c’ha mai avuto voglia di andarci a scuola?! Ma dai…). Magari l’idea non è male. Non fa schifo a nessuno credo l’idea di fare una famiglia con una persona che si ama e perchè no, potersi permettere anche una bella casa, magari in mezzo al verde, dove far sgambare i figli. Ecco, diciamo che l’idea di base è eccellente, secondo me.

Ma i perfettini sì, quelli sono odiosi.

Bastava farli un po’ più umani e le cose, dopo 20 anni di pubblicità martellante, sarebbero state diverse (migliori, senza dubbio). Bastava fare i bambini sorridenti ma con il maglione fuori dai pantaloni e i capelli pettinati con i petardi di capodanno, per dirne una. Oppure la mamma poteva essere in pigiama e con i capelli legati, un’espressione dolce ma leggermente stanca o assonnata. Il messaggio sarebbe stato lo stesso (fare colazione tutti assieme a casa è bello), ma noi saremmo stati, credo, un po’ diversi. Per noi intendo la mia generazione, i nati nei favolosi anni 80. Quelli cresciuti nel mito del “non ti preoccupare figliolo, fai pure tutto quello che vuoi, perché tu puoi farlo”. Peccato che nessuno avesse previsto una crisi globale che avrebbe lasciato più di tutto noi figlioli abituati ad avere sempre tutto pronto e garantito con il culo per terra. Perché così è: siamo cresciuti con il mito della famiglia perfettina del Mulino Bianco e hai voglia adesso a metterci un mugnaio spagnolo rompicoglioni che la smena con la qualità (opinabilissima) dei suoi prodotti e che parla con le galline: noi siamo stati rassicurati dal modello della famiglia del Mulino Bianco e facciamo davvero molta fatica adesso a fare i conti con la dura realtà dei fatti: le garanzie degli anni ruggenti non ci sono più. Quelli che hanno vissuto al di sopra delle aspettative e delle possibilità reali per venti-trent’anni hanno portato il risultato devastante che noi più giovani dobbiamo gestire. E anche in fretta, se non vogliamo che la banana ci esploda tra le mani.

C’è un divario immenso da colmare, tra l’utopia di una vita che non possiamo più permetterci e che francamente era anche un po’ sbagliata e la realtà delle cose. Il neo assunto che arriva a casa dopo 10 ore di lavoro nel suo monolocale in affitto a settecento euro (quando gli va bene) e in frigo ha solo 2 yogurt del discount e un uovo deve fare uno sforzo immenso per non desiderare il modello Mulino Bianco. Perché quando sei stanco e ti senti più un criceto che gira all’infinito sulla sua ruota di plastica senza arrivare mai a nulla, piuttosto che un leone nella savana delle possibilità economiche, è difficile non voler sognare almeno un po’. E finché nessuno darà un’alternativa più sensata a questo sogno dell’italiano medio, non sarà facile uscire da questa impasse. E comunque ci vorrà un sacco di tempo: perché è inutile sperare che le cose cambino, quando continuiamo a voler vedere nani e ballerine in prima serata e solo intorno alla mezzanotte, per l’élite, per quelli diversamente intellettuali la dirigenza della tv di stato propone programmi decenti (Sostiene Bollani, tanto per citarne uno). Le cose belle, anche se un po’ impegnate, devono essere per tutti. La bellezza deve essere un diritto, per tutti; ma se non la proponi mai, la gente non se le va a cercare da sola. Sarò un’inguaribile ottimista, ma credo fermamente che se ci investissero davvero ai piani alti, in un progetto di “bello per tutti”, le cose andrebbero lentamente meglio.

Invece ai piani alti preferiscono averci scontenti, ma pigri. Preferiscono che la gente si lamenti, ma non troppo. E allora gli diamo un po’ di fiction, un po’ di quizzoni a premi, stemperiamo il borioso Fazio con la spumeggiante (?!?!?) Litizzetto: ed ecco fatto, la mediocrità è servita.

E allora sì, sarò stronza, ma a me viene da dire che a chi si lamenta va anche un bel po’ bene così.

A me no però. Io mi sono rotta il cazzo.

E allora io la mattina sì, mi alzo mezz’ora prima per preparare la colazione per i miei due maschi di casa. E si sta bene, si ride e si scherza. Però si sparecchia assieme. Se si fa tardi partono anche due urli belluini, che io sono buona e cara ma sono un essere umano ed è bene che mio figlio lo sappia da subito, per il suo bene soprattutto. L’amore non è vivere in una favola: è vivere per davvero ed é anche mandarsi a fare in culo qualche volta. Le cose possono cambiare, ma dobbiamo essere noi a volerlo per primi.

Sveglia gente, che è ora.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. Graziella Carnevali ha detto:

    Ok Laura, avere una bella famiglia, un marito che si ama ( ricambiate) e una luminosa casa nel verde e’ sicuramente un bell’ obiettivo, ma si può ottenere anche in tempo di crisi ( soprattutto, le case in campagna costano meno, l’ amore non c’ entra niente con i soldi). L’ immagine che a me non piace che viene data dalla pubblicità Barilla ( e molte altre) e’ quella di una famiglia tutta apparenza, cucina con mobili costosissimi, auto idem, tutti vestiti bene, mamma-moglie che serve tutti. Se tu per i fatti tuoi sei contenta di svegliarmi prima e preparare la colazione ok, ma se questo deve diventare il modello italiano di donna cui ispirarsi (fa tutto lei in casa) no grazie. La casa pulitissima, gli abiti stiratissimi, , i bambini elegantissimi diventano un modello di società tutta apparenza, formalista , conservatrice e con la donna-serva che ( vedi le ultime classifiche OCSE) lavora in casa dieci volte di più delle sue colleghe europee. Le scelte personali sono una cosa, i modelli cui ispirarsi un altra. E, perdonami, non è’ certo la mia generazione (sono nata negli anni 60) che ha voluto questo. Anzi. Abbiamo combattuto per una ” versione” più moderna della donna, tutte le mie amiche ( io anche) se ne sono andate di casa per vivere da sole ( non per sposarsi) , abitando insieme in appartamenti che se non ti prendevi il colera era un miracolo ( io, chiamata la fanatica, mi svegliavo prima degli altri e pulivo il bagno per lavarmi degnamente) , con pochi soldi, mobili riciclati dai nonni, lavorando e studiando che’ i genitori di allora se uscivi di casa si offendevano e ( giustamente) ti dicevano : mo’ ti arrangi. E i nostri sogni erano di cambiare il mondo, non di avere la famiglia del Mulino Bianco. Abbiamo combattuto per il divorzio e l’ aborto, la pillola , la sanità gratuita, i consultori, la cultura per tutti. Quindi non dateci colpe che non abbiamo. Cerco di non pensarci, a quegli anni, perché mi viene da piangere. Eravamo molto più all’ avanguardia noi, con gli zoccoli ai piedi ( anche D’ inverno) e le gonne lunghe fiorate comprate al mercatino, i bambini nrl marsupio alle manifestazioni, le riunioni di sera fumando come turchi in case sicuramente non in ordine ne’ belle ma con pile di libri dappertutto, per terra che’ le librerie non bastavano della tua generazione che non fa che lagnar si anziché scendere in piazza e farsi sentire. Mandando al diavolo tutti i Barillla del mondo. È continuando a sognare solo e soltanto belle case, mentre la sanità si sfascia, per divorziare ci vogliono un mare di soldi, e potrei continuare all’ infinito. Claudia, non è’ che trovo un lavoro in Sud Africa? Ti invidio così tanto…

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    1. Laura ha detto:

      Io penso che tu abbia dato un’interpretazione completamente distorta di questo post. O io non sono capace a fare il mio lavoro, cioè scrivere in maniera chiara, o tu sei una che ha un po’ troppa foga nel rispondere.

      Ho scritto chiaramente che i prefettini sono odiosi e che sarebbe meglio rendere più umane le persone delle pubblicità. Dove vedi scritto che è una bellissima immagine a cui io mi ispiro, quella della Barilla? da nessuna parte: perchè non l’ho mai scritto.

      E va bene, negli anni 60 scendevate in piazza a manifestare. E per fortuna che l’avete fatto.

      Io però parlavo degli anni 80. Anni in cui molte persone che erano scese in piazza a 20 anni (come te) per ideali sacrosanti poi hanno preferito cavalcare l’onda dell’apparenza, dello sperpero, del “viviamo sempre al di sopra delle nostre possibilità”. E questo ho portato al mare di merda in cui navighiamo oggi. è un principio spietato di causa ed effetto.

      Io non ho nemmeno detto che voglio la pappa pronta. Io a 30 anni mando avanti un’azienda in proprio e mi faccio un culo così, facendo una fatica enorme a far quadrare tutto. Quindi no, io non mi devo rimboccare le maniche, perchè le ho già belle in alto e da un pezzo.
      E anche quando parlavo di piani alti, intendevo da un punto di vista mediatico-culturale. Non sono io che decido cosa e chi mandare in onda in tv, purtroppo. Altrimenti fidati, ci sarebbero programmi migliori in orari decenti e accessibili a tutti. Era questo che intendevo: investire nel bello, per renderlo fruibile anche a chi non ha voglia di andarselo a cercare per conto proprio.

      Quindi ok il dibattito, ok la foga. Ma non mi mettere in bocca parole che non ho detto.

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  2. Graziella Carnevali ha detto:

    P.S. Non sono i ” piani alti” che devono investire nel cambiamento ( dovrebbero, ma non lo faranno mai), ma voi, i giovani di adesso. Io, molti anni fa, e molti come me, abbiamo perso il lavoro ( allora succedeva) per combattere ( metaforicamente, non eravamo certo violenti) per gli ideali in cui credevamo. Datevi da fare anche voi. La pappa dall’ alto non ve la darà nessuno. È scusa la foga.

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  3. Graziella Carnevali ha detto:

    Cara Laura, non capisco questa tua risposta. Nel mio commento io non parlo mai di te, non mi riferisco a te, anzi riprendo la tua analisi citando sempre e solo alla “tua generazione” , rispetto alla quale anche tu sei critica. Se lo rileggi bene trovi citate solo queste due parole. L’ unica frase del tuo post che mi sono sentita invece, di controbattere, e ‘ quella in cui dici : ” l’ idea di base era eccellente” . Per me non lo è’, per te si’, punto. Che cosa c’ e’ di offensivo ? Invece la tua risposta e’ molto personale e, quella si, offensiva nei miei confronti. Ti rispondo solo perché, anche se non ti conosco personalmente, mi sei simpatica, ma non mi interessa ” litigare” via internet, quindi qui chiudo.

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    1. Laura ha detto:

      Avevo interpretato il tuo commento proprio in via personale e non generica. Da qui la mia risposta personale. Quindi un fraintendimento nel fraintendimento. Non era mia intenzione offenderti, anzi scusa tanto se ti sei offesa, mi dispiace davvero.

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  4. claudia ha detto:

    Io l’ho letto due volte, il post. E condivido tutto, parola per parola. Ma anche le virgole e i punti, guarda.
    Il problema, per quel che mi riguarda, e’ molto complesso.
    Certo, ringrazio tutti i giorni (davvero) la generazione che mi ha preceduto, e quella anche prima, visto che quando scendevano in piazza io emettevo i miei primi vagiti.
    Pero’ molti di quella generazione sono poi quelli come il signor Barilla, o i signori (perche’ di femmine mi pare siano poche) che non schiodano il sedere dalla loro sedia manco se hanno passato i sessanta da mo’, e sarebbe ora suonata di lasciare spazio a noi della generazione invisibile (magari che rimanessero, e mettessero anche a disposizione la loro esperienza, che so… tipo una co-dirigenza. Anche se visto dove ci hanno portati gli attuali vertici, forse sarebbe meglio un cambiamento drastico). Poi, in tv c’e’ Gori che non so quanti anni abbia ma non penso molti piu’ di cinquanta (scusate, sono poco informata), che fa i reality e allo stesso tempo cura l’immagine di Renzi. Alle ultime provinciali, su nel mio paesello d’origine, ha candidato una signora in gambissima, di quelle che son scese in piazza coi bimbi nel marsupio, e che stimo molto. Ma la cosa mi ha anche fatto capire che ci trattano come bambini, anche se abbiamo quarant’anni suonati.
    Perhe’ non darci responsabilita’ maggiori? E’ la nostra generazione che ha paura di prendersi le proprie responsabilita’ o quelle precedenti che non mollano? Io penso un misto di tutte e due le cose. Son dovuta andar via dall’Italia per crescere ed uscire dalla bambagia a cui mi avevano abituata. Io qui vedo gente di quarant’anni dirigere giornali e banche e essere a capo di grandi aziende. Perche’ vale la meritocrazia, non l’anno di nascita o gli amici o la famiglia in cui sei nato (vabbe’, se sei il figlio di Oppenheimer forse parti *un filo* avvantaggiato 😉 )
    Insomma, non riesco a fare una polemica anagrafica. La stupidita’ e’ di molto trasversale.

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    1. Laura ha detto:

      Si lo è. Ed è anche molto democratica la stupidità, colpisce a cazzo, a prescindere dall’età, dal ceto sociale e dalla famiglia di provenienza.
      A me adesso come adesso, che vivo e lavoro in un paese economicamente profondamente depresso (ma non solo economicamente, alla fine la depressione è a più livelli), dare la colpa a qualcuno serve a poco. Mi servirebbe e mi farebbe bene sentire meno gente lagnarsi che tutto è uno schifo senza però fare niente per far girare meglio la giostra (da qui la discussione su FB che hai alimentato alla grande e te ne sono grata).
      A me sta gente che è solo capace di dare la colpa agli altri mi ha rotto le palle.
      Le ragazzine la danno via per un cellulare e 3 ricariche manco fosse la loro? è colpa della società consumista. C’è la crisi economica? La colpa è solo delle banche. La politica fa schifo? è colpa solo di Berlusconi e di chi l’ha votato.
      Non è mai colpa nostra.
      Se ognuno cominciasse a cambiare atteggiamento nel suo piccolo, le cose cambierebbero. E non è una frase fatta, io ci credo davvero, nei cambiamenti dal basso. è l’unica strada che ci rimane da percorrere tra l’altro, non vedo altre grandi alternative o mirabolanti prese della Bastiglia all’orizzonte.
      A testa bassa, ogni giorno.
      Cominciamo a pretendere lo scontrino al bar, anche per 2 miseri caffè. E cominciamo a farlo tutti. Scommettiamo che a fine anno il nero si riduce?
      E che cazzo.

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      1. claudia ha detto:

        Perbacco! 😉

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  5. Graziella Carnevali ha detto:

    Figurati Laura non mi sono affatto offesa. O meglio, mi offende sentir parlare male della mia generazione ( come una che critica suo figlio ma se lo fanno gli altri diventa una iena). Perché alla fine e’ stata la più penalizzata: ci troviamo nella merda come voi, non essendo ancora arrivati all’ età della pensione, e abbiamo un filo di energie in meno, se mai è’ quella precedente alla mia che ha goduto di diritti eccessivi e ci ha marciato alla grande. Votando chi quei diritti garantiva loro e sfasciando il paese con i debiti. Ma, come dite entrambe, poco importa di chi sia la colpa. Ora bisogna rimboccar si le maniche e cercare di cambiare qualcosa, però se mi guardo intorno penso bisognerebbe iniziare dal cervello di molti italiani , e mi prende lo sconforto. Dove e’ la pagina facebook in cui si parla di questo?

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    1. Laura ha detto:

      È sul mio profilo, chiedimi pure l’amicizia (se vuoi): mi trovi con nome cognome 🙂

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  6. Graziella Carnevali ha detto:

    Proverò , non sono molto brava con facebook…

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