Contro la Noia, per non salvare le apparenze.

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Qualche giorno fa mi è stato chiesto, appurato il fatto dell’esistenza del mio blog, quanti “followers” avessi. La mia risposa laconica “quanto basta” ha fatto desistere il soggetto a indagare ulteriormente. Probabilmente ha interpretato correttamente la realtà e cioè che c’è pochissima gente che sa dell’esistenza di questo posto. E no, contrariamente a quello che credevo all’inizio della mia “carriera” di blogger nel lontanissimo 2006, non me ne frega assolutamente niente di avere o meno un pubblico numeroso. Non fraintendetemi: non mi farebbe mica schifo, anzi. Ma credo che ci siano drammi peggiori nella vita di una persona.

La verità è che io sono una persona molto incostante; a tratti iperattiva e a tratti pigrissima, fatico davvero tanto a far conciliare queste due metà così opposte. Ci sono periodi in cui vorrei cambiare il layout, inserire mille progetti, fotografie, disegni, racconti… altre volte apro la homepage e fisso il monitor con l’occhio da triglia, buttando via manciate intere di minuti così, per sport. Il fatto è che mi piace fare mille cose e possibilmente le accavallo una sopra l’altra. Non sono una di quelle persone che fanno una cosa per volta, oppure che fanno bene 3 cose nella vita, ma davvero bene, dalla A alla Z. No. Io incomincio tremila progetti, ne porto a compimento un 10% quando va bene e ammucchio cose, idee, pensieri e parole. Per dire: sul mio comodino ci sono 6 libri. Tutti a metà. E ieri sera ho preso un libro dal comodino di Chef e ho iniziato a leggere quello. Perché? Perchè avevo voglia di qualcosa di nuovo, quei 6 che ho sul mio, di comodino, mi annoiano.

La noia e il nemico contro il quale combatto da una vita. Ricordo quando facevo le elementari e in estate la Mutti mi svegliava alle otto perché “non si sta tutta la mattina a dormire” e mi portava al mare fino alle dieci e mezza, che poi il sole fa male. Il mio tempo in spiaggia consisteva nel fare una camminata chilometrica sulla battigia, “che devi dimagrire” (fine psicologa, lo so). Di pomeriggio, se ne avessi conosciuto l’esistenza, probabilmente mi sarei data al consumo di marijuana pesante. Non sapevo davvero dove sbattere la testa: i compiti delle vacanze non li ho mai fatti, per una questione di principio. Lo stratagemma per fregare tutti era fare le prime 5 pagine all’inizio, un paio nel mezzo e le ultime 3: il libro sembrava completato, aveva anche quell’aspetto bello rigonfio da matita e gomma passati con zelo e impegno. Sorella e Fratello erano grandi, studiavano all’università e avevano la loro vita e la differenza d’età tra di noi all’epoca pesava immensamente. I miei amici andavano tutti al centro estivo. Dio, quanto mi sono rotta i coglioni io in estate non se lo immagina nessuno. Io odio non avere niente da fare, è stato davvero uno strazio polleggiare davanti alla TV a otto anni. Ecco anche perché non mi piace tanto la TV: probabilmente collego la scatola parlante a quelle estati calde (l’aria condizionata, questa sconosciuta… eppure siamo ancora tutti vivi e la cervicale era meno diffusa) e noiosissime. Sono ferratissima in serie TV anni 80: Supercar, Magnum PI, Stulsky e Hutch, Hazzard… Sembravo una bambina senza amici, solitaria, problematica. In realtà io gli amici ce li avrei anche avuti, quelli con cui andavo a scuola ad esempio… peccato che abitassero tutti lontani e andassero quasi tutti al centro estivo. E allora all’inizio dell’estate seguente chiesi se avessi potuto andarci anche io, al centro estivo;  mi sembrava la cosa più normale del mondo. Come risposta la Mutti grugnì un secco “no” che non lasciò spazio a repliche o tentativi di insistere; di quei “no” dai quali sai che non spunterai niente. Ne ho collezionati abbastanza per andarmene di casa poco dopo la laurea, una quindicina scarsa di anni dopo.

All’epoca non capivo perché non mi ci volesse mandare, al centro estivo. Ma dopo un’adolescenza e una giovinezza passate a discutere e a formare il mio carattere arroccandomi proprio intorno a quei “no” senza apparente perchè, posso dire con certezza che la Mutti, all’epoca, al centro estivo non mi ci abbia mandato per paura. Ma non per paura che mi rompessi una gamba o che affogassi in piscina: avrà avuto tanti difetti ma non era una mamma chioccia super ansiosa, anzi. No, lei aveva paura del giudizio degli altri: paura che la gente pensasse che non fosse una buona madre, di quelle che stanno a casa tutto il giorno e mandano i figli al centro estivo per non averli intorno. Io, cazzarola, l’avrei venduta al primo beduino, pur di andarci e lei era tutta preoccupata di dare l’impressione di essere una buona madre.

Certo che noi esseri umani siamo proprio strani: preferiamo far annoiare a morte un figlio, pur di salvare le apparenze. Questo è un esempio come tanti, tratto da un’esperienza mia personale, ma se ci mettessimo intorno a un tavolo ne verrebbero fuori a bizzeffe, di esempi simili, ne sono sicura. Le persone sono incredibilmente fissate con il giudizio altrui: bene e spesso quest’ultimo pesa come un macigno sulle esistenze che conducono certi individui.

Forse è per questo, se non sto mai ferma. Ed è anche per questo, se me ne sbatto tantissimo del giudizio altrui, sempre. Talvolta rasentando la strafottenza e la maleducazione ma tant’è: farò tantissimi errori nel mio essere madre, ma metterò sicuramente sempre prima il benessere dei miei figli all’opinione che gli altri hanno di me. Ci potete pure scommettere la casa, se ce l’avete.

E lo so che c’è una grande probabilità che mio figlio vorrà stare da solo a cazzeggiare in casa tutta l’estate, piuttosto che fare quello che alla sua età avrei voluto fare io, senza averne avuto la possibilità. Insomma, sarebbe proprio un classicone: che si sa, il destino è beffardo. Il fatto è che non sa è che io, dalla mia, ho un gran senso dell’umorismo.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sylia ha detto:

    Uhh!! Quanto ODIAVO i centri estivi, ogni anno era la stessa storia: io non volevo andare eppure ci venivo mandata a forza, sia al mare, sia nei dintorni.
    Stessa sorte è toccata a mio fratello.. e anche lui, come me, li odia tutt’ora al solo pensiero, forse perché lo senti quando ci vieni spedito solo per toglierti dai piedi e noi lo sentivamo eccome, specialmente ogni volta che gli altri bambini ricevevano telefonate, lettere e visite dai genitori, mentre noi il nulla assoluto.

    La noia in realtà da piccola non l’ho mai provata, perché ho sempre trovato il modo di passare il tempo, anche stando fuori tutto il giorno a saltare sulle pietre del fiume [eh.. bei tempi], eppure sono incostante esattamente come te 😉

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    1. Laura ha detto:

      Il mio caso è diverso: ero io a chiedere di andarci. Magari mi avrebbe fatto cagare e l’anno dopo sarei rimasta a casa. Mia mamma poteva mandarmici e non lo ha fatto per partito preso. Io mi annoiavo perché non avevo veramente nessuno con cui passare il mio tempo, da piccolina. Ecco perchè adesso ho moltissimi amici e detesto stare sola: ho già dato 🙂

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