Emicrania e Consapevolezza.

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No, non mi ha preso sotto un tir: semplicemente, è un mese che ho l’emicrania.

Direi che mi sono ufficialmente rotta i coglioni. Dichiaro ufficialmente chiuso il periodo del soffrire e aperto quello del “fare per migliorare”, dove per fare non intendo andare dal dottore e farmi prescrivere il pasticcone bomba che mi fa sì passare l’emicrania, ma che mi riduce nell’action figure dello zombie di The Walking Dead. Prima che ognuno si senta libero di dire la sua urge una premessa: soffro di emicrania da una vita, ma saltuariamente. Cioè, il mio malessere va a cicli: al liceo ne soffrivo, all’università no, poi subito dopo la laurea di nuovo sotto e appena andata via di casa i miei problemi sembravano magicamente evaporati. Ora, dopo quattro anni, la stronza è tornata a farsi sentire. Ammetto che, a causa di questa…ahem…incostanza del disagio, non ho mai cercato di “scavare” fino in fondo alla sua radice, sbagliando. Sorella invece soffre di emicrania da circa 15 anni, senza interruzioni e l’ho vista provare ogni tipo di rimedio: omeopatia, agopuntura, bomboni da cavallo. Niente, il problema non si risolve o meglio: se si prende i megafarmaci il mal di testa le passa, poi però le viene (non necessariamente in quest’ordine): tachicardia, mal di stomaco, nausea, perdita dell’equilibrio, sbalzi d’umore. Lei ha tre figli, lavora, ha un ritmo di vita parecchio intenso e non può stare a letto aspettando che le passi. Io, fortunatamente, per ora me lo posso permettere. E soprattutto, posso permettermi di indagare più a forno il perché del mio malessere. Perché questo è essenzialmente l’emicrania: stare male. E basta. Non ce n’è per nessuno: sei incredibilmente sensibile alla luce, ogni rumore, anche il più innocuo, nella tua testa diventa una deflagrazione al tritolo, lo stomaco si contorce e convivi con una nausea pesantissima. Non stai bene in nessun modo, nemmeno a letto al buio: diventa anche difficile addormentarsi, perché il mal di testa è qualcosa che il sonno te lo strappa via in malo modo.

Però io non ci credo, che l’unica via siano i triptani o gli oppiacei: quelli ti risolvono l’emergenza, ma non il problema. Io voglio combatterla e metterla al tappeto, questa guastafeste che viene sempre a rompermi le palle nel fine settimana e questo a prescindere dal fatto che io beva o non beva alcolici; quindi a questo punto, come dice mio babbo, tanto vale aprirsi un Brunello e morire sereni.

Ieri, passato l’attacco, ho preso in mano ilpastonudolibro (non ce l’avete? Cosa? Pazzi! Stolti! Ordinatelo subito!!! ), ho acceso il camino, e me lo sono gustato come si deve, come fosse un buon calice di vino rosso: a piccoli sorsi, assaporando ogni nota e ogni sapore, immergendomi nella bellezza della semplicità, che è la forza della sua autrice. Mi sono riempita gli occhi dei colori vividi delle bellissime foto di Sonia-Izn, ho letto con attenzione ogni pagina, dalla prima all’ultima. E mi si è acceso un campanello dentro. E la mia curiosità, finalmente solleticata, ha fatto il resto: e se parte del mio stare male derivasse anche da come e cosa mangio? Quando sono stressata, sotto pressione, indaffarata o semplicemente scoglionata tendo a trascurare l’alimentazione: dietro la trafila del non ho tempo/la casa è grande/il bambino è piccolo/i Maya/le cavallette assassine mi appaiono in sogno e via di questa litania di scuse lascio molto perdere la qualità del cibo. Perché, parliamoci chiaro: per cucinare ci vuole tempo, ma non è solo lì il problema. Per cucinare davvero bene, bisogna avere dell’ottima materia prima e questo lo so e lo sostengo da una vita. Ma a parole siamo tutti bravi. Tradotto in fatti, questo significa comprare la carne dal macellaio, il pesce in pescheria o al porto, l’ortofrutta dal fruttivendolo amico tuo (che quindi non ti rifila pacchi giganteschi) oppure dai produttori, farsi il pane in casa, eccetera eccetera.

E allora vai in paranoia e pensi: no, troppo sbattimento, non ce la farò mai, ho da fare! E vai al supermercato, compri tutto quello che  ti serve in mezz’ora, spendi anche relativamente poco (il perchè del relativamente ve lo spiego tra un po’) e ti senti a posto, perché hai tutto e sei appagato.

In realtà, non è così. Smonto la teoria del supermercato in poche righe, volete? Per supermercato si intende grande distribuzione in generale, anche bio. Sempre grande distribuzione è.

1. non è vero che compri tutto quello che ti serve. Anzitutto, cosa ci serve davvero? Quante cose che abbiamo messo nel carrello del supermercato, sono imprescindibili per la nostra sopravvivenza? Poche, molto poche. In tutto ci servono sul serio (è una classifica molto personale, ma credo di non sbagliarmi di molto): pasta di semola, legumi, cereali, latte, burro, uova, caffè, sale, zucchero, olio, farina, detersivi/ prodotti per l’igiene personale, carta igienica, carta assorbente. Non me ne vengono in mente altri…e a voi?

Tutti i derivati, ce li possiamo o fare da soli o comprarli da chi li fa buoni buoni e te li fa pagare una cosa giusta. Vale sempre il discorso che se una cosa è molto buona la vuoi far durare molto e quindi ne mangi meno. Sembra una cazzata, ma è un principio sacrosanto che sembra non appartenerci più.

2. Non è vero che spendi meno. Al di là della mole non trascurabile di rifiuti che produciamo e che non ci servono (quanti incarti inutili siamo costretti a gettare via? ci avete mai pensato? Le vaschette della carne del supermercato fanno un volume impressionante: se vai dal macellaio mette tutto nella carta oleata e ti sei risparmiato come minimo 2 giri al bidone della plastica), alla fine compri un sacco di roba pronta o semi pronta che ha ovviamente dei costi per essere prodotta. Quindi alla fine paghi di più per una cosa medio-buona che se te la facevi da solo spendevi meno ed era sicuramente migliore. L’esempio più facile, per me che sono romagnola, è la piadina. Fare la piadina è a prova di imbecille: acqua-farina-olio (o strutto) e un po’ di sale. E BASTA. Cinque piade preconfezionate costano in media 2,50-3 euro: con gli stessi soldi, se te la fai in casa, fai piada per un reggimento. E poi vogliamo parlare di cosa ci mettono dentro per farle durare un mese in frigo? No, meglio di no. Anche perché ogni tanto, quando sono proprio alla canna del gas (arrivi a casa alle sette di sera e Chef ti ha invitato un amico a cena all’ultimo, per dirne una) le mangio anche io, cosa credete… mica sono brava come la Izn, per ora 😉

3. non è vero che è più facile, fare la spesa al supermercato: se ci sono le offerte, è come andare in guerra. E vi assicuro che se dall’altra parte del cestone del 3×2 vi trovate una come mia mamma, si salvi chi può. L’ambiente è caotico, sovraffollato, nessuno ti consiglia, i commessi sono quasi sempre a metà tra lo scazzato e l’ignorante irrecuperabile, alle casse è un’agonia. Tutto è frenetico, tutto è asettico e impersonale. Non instauri un rapporto con il commerciante che ti vende il suo prodotto, fondamentalmente perchè quelli che ti servono, anche al banco degli affettati, non vendono merce loro.

Sì, lo so che questo pezzo sembra scritto da una no-global di quelle veramente convinte. La cosa bizzarra è che il 90% dei no global lo sono dai sedici ai 30 anni, ploi diventano dei medio borghesi appena si accasano e mettono su famiglia. Io invece ho proprio aspettato di metter su famiglia, per diventare no global: fossi un animale, probabilmente sarei un salmone che prende a cazzotti l’orso che lo aspetta in mezzo al fiume.

Non so se diventare un consumatore consapevole mi farà passare il mal di testa. Di sicuro so che più andrò avanti nella mia ricerca, più mi verrà il nervoso e di conseguenza diventerò, se possibile, ancora più insopportabile e rompicoglioni.

Mi dispiace per voi. Anzi no, che mica è una cosa brutta, essere me.

21 commenti Aggiungi il tuo

  1. izn ha detto:

    Laura che post meraviglioso. Non ho resistito e ti ho facebookato. Sono troppo felice che il seme della consapevolezza attecchisca così ferocemente 🙂

    p.s.: Zac ha sofferto di feroci mal di testa per tutta l’adolescenza e oltre, poi ha capito che probabilmente molto c’entrava il fegato. Anche adesso se mangia ad esempio broccoletti in padella, anche se consapevolissimi, gli viene un’emicrania terribile per tre giorni. La Galeazzi ci ha spiegato che probabilmente lui non metabolizza bene alcuni minerali che ci sono in questo tipo di verdura, e adesso gli basta evitarli. Tutto sta nel conoscersi. Certo se mangiasse schifezze in modo continuativo non si sarebbe mai accorto dei broccoletti. Consapevolezza. Che bella parola 🙂

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    1. Laura ha detto:

      Ma ciao! Non sai quanto mi faccia piacere leggere un tuo commento a questo post, che è scaturito proprio grazie a te, al tuo bellissimo e al tuo blog (nel quale mi perdo bene e spesso e volentieri: del tipo che parto perchè voglio leggere qualcosa sulla pasta madre e mi ritrovo, non so come, a quello del burro chiarificato…che bello)

      Consapevolezza è una bella parola, con un bellissimo concetto dietro, che tu porti avanti con una convinzione e una semplicità davvero ammirevoli.

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  2. Elena ha detto:

    dopo aver fatto il test kinesiologico del crollo muscolare e aver verificato le mie intolleranze, mi sono disintossicata da: zuccheri sbiancati industriali, farine bianche raffinate, latticini e tutti i prodotti da forno fatti con dette sostanze. Risultato: AZZERATA L’EMICRANIA – ENERGIA A MILLE – SPARITE CRISI IPOGLICEMICHE DA CALI DI ZUCCHERO! TUTTO SENZA ASSUMERE ALCUN FARMACO O ALTRE SOSTANZE . SOLO DANDO AL MIO CORPO LE SOSTANZE DI CUI LUI SI VUOLE NUTRIRE PER STARE BENE!!!!!! il risultato del mio benessere è talmente sotto gli occhi di tutti che hanno voluto fare il test: mamma, suocera, nuora, titolare dove lavoro e diverse amiche! FANTASTICO NO? spero che la mia esperienza sia di stimolo! Elena

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    1. Laura ha detto:

      certo che è uno stimolo! probabilmente mi sono sempre rifiutata di indagare l’origine del mio malessere perchè Sorella aveva fatto anche questi test, eliminando alimenti, facendo associazioni diverse ecc, ma senza risultato. Credo che per ognuno di noi il discorso sia da interpretare ad hoc, poiché nessuno è uguale. Ma è da poco che i medici o i professionisti dell’alimentazione si stanno approcciando con tecniche nuove al discorso alimentazione consapevole e il più naturale possibile: quando fece quei test mia sorella, io avevo 15 anni e adesso ne ho trenta. Per dire eh 😉

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  3. Elisabetta Baldari ha detto:

    ciao Laura, credo che leggere il libro del pasto nudo sia stata proprio una buona idea, da come descrivi il tuo mal di testa, ciclico, sembra essere causato da un accumulo di tossine da stress (oltre all’ereditarietà e ad altre possibili cause definibili in un’anamnesi più completa, ma di certo non in questa sede). Non sono la solita che da la colpa di tutto allo stress, ma, in questo caso, potrebbe starci. mangiare in modo corretto per attivare il metabolismo, soprattutto epatico ed eliminare le tossine può aiutarti a tenere sotto controllo l’emicrania. Leggi sul sito gli articoli di Elena Galeazzi, è un’esperta di alimentazione funzionale, e già quelli possono aiutarti.
    Spero di esserti stata d’aiuto
    Elisabetta.
    P.S. sono osteopata e anch’io mi occupo di alimentazione funzionale.

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    1. Laura ha detto:

      eh, potrebbe starci eccome. Non a caso, in ogni periodo della mia vita in cui ho sofferto di emicrania, era sempre in concomitanza con fonti di stress (adolescenza/lavoro difficile/screzi familiari/insonnia, ecc), quindi grazie mille dei tuoi consigli, mi documenterò subito!

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  4. Satsuki ha detto:

    Bellissimo post, soprattutto quando fai notare che i prodotti venduti nei supermercati che ci servono veramente si riducono, a conti fatti, all’essenziale: latticini (ma solo latte, yogurt, burro e grana, i prodotti di base insomma), farina, pasta, zucchero, sale e qualche sfizio biologico ed equosolidale, cioè prodotti come quark, panna vegetale, tofu, caffè, tè, agar, cereali, legumi e simili, che mi rifiuto di acquistare nei supermercati non biologici, tanto non si comprano ogni 5 minuti. Insomma, sempre e solo prodotti di base, da trasformare in casa (sono stata chiara? spero di si ^^”)
    Per tutto il resto, come carne, frutta, verdura, formaggi, miele, da qualche annetto frequentiamo il mercato palermitano del contadino della Coldiretti, che sosteniamo a costo di attraversare mezza città per arrivare in centro, sia perchè i prodotti sono eccellenti, sia perchè credo sia importantissimo sostenere i produttori locali. Per olio e olive, beh, abbiamo Castelvetrano a due passi, quindi…;)!
    Io ho la fortuna di poter frequentare (virtualmente e di persona) delle foodblogger palermitane strepitose; questo però mi sta facendo capire che sono davvero poche le persone che fanno attenzione a quello che mangiano e acquistano (non solo per la quantità; considerando che cucinando a casa ingrasso di più, è meglio che non parlo, *glups* ^^”’), non tanto e non solo per problemi economici ma anche per ignoranza, strafottenza e soprattutto pigrizia. Sarà che io sono cresciuta in una famiglia dove la buona cucina casalinga e gli ingredienti buoni sono fondamentali, ma per me la cucina è una stanza speciale ^_^!
    Tornerò presto a trovarti ;)!

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    1. Laura ha detto:

      la cosa assurda del nostro paese è che abbiamo prodotti davvero eccellenti e una biodiversità alimentare (e non solo) che in tutto il mondo si sognano e ci invidiano, eppure c’è ancora un sacco di gente che compra un kg di stracchino (è la prima cosa che mi è venuta in mente) al discount a 1,99 perchè “conviene”. Sicuri che conviene? Con cosa è fatto? Non è meglio comprarne mezzo kg, però buono? Così si mangia meno e si resta in forma e tante donne sarebbero meno a dieta e in paranoia perenne con il fisico? A conti fatti, credo che alla fine spendere 2 euro per un’abbondanza cattiva e poco saporita e appagante o spenderne 4 per qualcosa di buono, dal sapore pieno e saziante sia lo stesso.
      Vedremo se nella vita di tutti i giorni sarà così difficile applicarlo.
      Suppongo di no e credo che sia per questo che i media cercano in tutti i modi di distrarci.

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  5. Arianna ha detto:

    Che dire, se non che condivido all’ennesima potenza? 🙂
    Anno nuovo vita nuova: no-global o semplicemente *consapevole*, come direbbe Izn 😉

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    1. Laura ha detto:

      saranno i trenta che inesorabilmente si avvicinano?
      mah. 😀

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  6. andrea ha detto:

    Ciao Laura, provo anch’io a dire la mia sull’aspetto che reputo centrale per la tua emicrania: intolleranza ad un alimento. Recentemente ho fatto il test kinesiologico ed ho individuato il mio allergene: il frumento. L’approccio del medico che seguo (e ne parlerò tra poco sul Pasto nudo) presuppone che ognuno di noi abbia, inevitabilmente, un suo allergene primario che non è diagnosticabile con gli Esami Allergologici abituali (Intradermoreazione e RAST). Tali esami si concentrano sulle allergie dovute alle IGe (immunoglobuline-e), mentre noi abbiamo anche le IGa, IGm, IGg, IGd. Nel caso degli Allergeni Primari, o alimentari, sembra che entrino in gioco le IGg4 oltre ad una costante attivazione linfocitaria.
    È da notare che in pazienti in cui il RAST o le Intradermoreazioni evidenziano alcuni allergeni, con i Test Biologici si diagnostica un unico allergene, primario o determinante, che caratterizza e condiziona l’atteggiamento immunologico del paziente fin dai primi mesi di vita e spiega gli eventi patologici successivi.
    Le sintomatologie croniche o che si ripetono ciclicamente sono da ascrivere ad errori del sistema immunitario che fa autoaggressione tramite anticorpi o cellule, linfociti, a carico di tessuti o organi, creando infiammazione con sintomatologie specifiche del tale organo o del tale tessuto e causando in un secondo tempo caduta delle difese con possibilità di infezioni.
    L’approccio prevede, oltre all’eliminazione radicale dell’allergene (attenzione a tutte le contaminazioni, anche da cosmesi, prodotti per la casa …), una parallela cura omeopatica unicista (un solo catalizzatore associato a vari rimedi). Inoltre, il quadro si completa con agopuntura con l’apparecchio Mora (cui viene collegato il paziente, senza aghi, che agisce come una radio): riceve frequenze, le divide, seleziona le armoniche, amplificandole (prodotte dagli organi sani) dalle disarmoniche, che vengono minimizzate (degli organi malati).
    Questo in estrema sintesi.
    I risultati sono notevoli, non tanto su di me (non avevo un quadro sintomatologico particolare prima della visita), quanto su mia moglie e soprattutto sui due miei figli: sono un’immediata cartina tornasole della bontà del metodo (non appena mangiano qualcosa che non va si ripresentano quei sintomi precedenti al nuovo approccio).
    Non smettere di cercare la causa e non curare mai il sintomo; come dicevano i cinesi 5000 anni fa: “quando vai dal medico stai attento! Al medico porti sempre il terzo organo di una catena! Se il medico cura solo il terzo organo ti rende più malato, fa più malati i primi due, che ammaleranno più gravemente lo stesso o un altro terzo organo e quindi sarai più malato”.
    Buona consapevolezza.
    Andrea

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    1. Laura ha detto:

      Accidenti, aspetto con ansia di leggere il tuo prossimo post allora! Nel frattempo cercherò di fare attenzione se ci fosse una particolare analogia tra cibo e mal di testa (se la frequenza aumenta con il consumo di un particolare alimento/tipologia di alimenti). Spero solo di non essere “allergica” al pesce o al vino, altrimenti mi impicco sul serio (scherzo eh… ‘nzomma…)
      Grazie dei preziosi consigli!

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  7. NotForEver ha detto:

    sul mal di testa non mi esprimo che già (a mio parere) ti sei risposta da sola e le ragazze prima di me sono state molto ma molto chiare
    per quello che riguarda la spesa : mio padre è divcentato un integralista, avendo tempo da vendere…
    le verdure le prende da un contadino qui della zona, compra quello che trova e quello mangiamo : chilometri zero e verdura di stagione
    per la frutta il discorso è diverso non essendo questa zona di produzione ma sta atrtento a prendere prodotti italiani
    per il resto gira diversi supermercati, sempre e solo rigorosamente con la lista di quello che serve : quella è fondamentale per evitare di comprare a random
    non si spreca niente, questo te lo assicuro
    ci vuole tempo ma alla fine ne vale la pena

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    1. Laura ha detto:

      Guarda, alla fine (parlo per me ovviamente) non è che io abbia mai risparmiato poi tutto questo tempo, andando a comprare tutto al supermercato, che alla fine arrivi a casa con la macchina carica come un mulo e devi portare tutto in casa (nel mio caso 3 rampe di scale interne con bimbetto duenne incontenibile), mettere tutto a posto, buttare incarti e buste superflue. Ci vuole lo stesso tempo che a comprare “dilazionato”, andando il martedì dal pescivendolo, il mercoledì dal fruttivendolo e al sabato dal macellaio.
      Per lo meno: credo che avrò lo stesso tempo (poco) di prima, ma mi incazzerò sicuramente un po’ meno.

      Mi piace anche l’idea che mio figlio impari a fare la spesa come si deve, parlando con le persone, trattando su prezzo e qualità, imparando a distinguere.
      L’esempio è il miglior modo per insegnare spirito critico: è un insegnamento di mio babbo, che mi è sempre tornato utile (anche adesso) 😉

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  8. Graziella Carnevali ha detto:

    Mi dispiace per la tua emicrania, Laura: ne soffriva molto mia madre, e le passò andando in menopausa. Dal che dedusse che la causa fosse ormonale, e che le donne potevano essere felici solo quando gli ormoni non rompevano più i coglioni (ehm…lei lo diceva in un altro modo), cosa che peraltro ho notato anch’io, anche se non ho mai avuto mal di testa. Quanto alle intolleranze e al modo di fare la spesa, bè mi spaventate, tutti. A te posso dirlo, mi sembri il tipo che capisce questo genere di reazioni: se una cosa mi è proibita io la faccio, o la mangio. Odio la rigidità di comportamento: a quella altro che intollerante, sono allergica all’ennesima potenza. Traduco: se decidessi che è meglio e quindi obbligatorio far la spesa solo dal fruttivendolo, il giorno dopo mi ritroveresti al centro commerciale all’ora di punta a litigare per una cicoria-che-sa-di-plastica-e-che-arriva-dall’EstremoOriente, con estrema soddisfazione. Così mi lascio libera, e vado dove voglio. Idem per le intolleranze. Anzi, non mi parlate di intolleranze:sono intollerante agli intolleranti. Ergo, se anche tu sei un tipo un filo tragressivo non darti troppe regole, o tempo due mesi sarai seppellita dai sensi di colpa. Sto curando il mal di schoiena con l’osteopatia, e funziona alla grande, se ti può servire come indicazione. Di massima, naturalmente. A volte salto le sedute, per non sentirmi costretta. O mi torna il mal di schiena.

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    1. Laura ha detto:

      Mi fai morire (in senso positivissimo)!!
      Sorella soffre dello stesso tipo di emicrania della tua mamma ne era esente solo in gravidanza, sospetto che questa sia una delle principali ragioni per cui ha 3 figli.
      Sulla consapevolezza: no, non riesco ad essere ortodossa, in niente di ciò che faccio. Il mio voleva essere più uno sfogo sulla generale perdita di buon senso e sul voler consumare più di ciò di cui si ha effettivamente bisogno. Il senso di colpa lo lascio a chi sa farci qualcosa di utile, io non so gestirlo 😉

      La causa di questo mese di emicrania sembrava essere un dente che chiudendo male aveva modificato l’assetto della bocca… Speriamo sia questa la causa.

      Intolleranze: come scrissi qualche commento più sotto: spero di non essere mai allergica o intollerante a niente, perché mi piace praticamente tutto e aimè, vi rinuncerei a fatica (ma se appurassi un miglioramento di un qualsiasi stato di salute farei lo sforzo).

      Non mi chiudo a nessuna possibilità, ma non abbraccio mai una sola idea… L’intransigenza é noiosa 🙂

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  9. Graziella Carnevali ha detto:

    Ok, è anche il mio motto:l’intransigenza è noiosa. E poi, per quel che mi riguarda, porta alla depressione. E, per quel che ne so, la depressione è uno stato mentale che può influire negativamente sulla salute. Quindi al diavolo rigide prese di posizioni e ortodossia, le religioni le lascio ai preti (che per altro però non sempre ne fanno buon uso).
    Bon, spero di non creare danni al tuo blog,intervenendoci qualche volta:il libero pensiero, scevro di certezze, non sempre è ben tollerato, e non vorrei che qualche lettore se ne avesse a male dei miei commenti (ahimè è capitato). In quel caso,fammelo sapere, non c’è problema. Non mi offendo punto, non per queste cose.

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    1. Laura ha detto:

      danni? scherzi?? qui ognuno può anzi DEVE dire quello che vuole, ci mancherebbe altro! Uno si può offendere solo se apostrofato in modo scortese (direi che non è il tuo caso). Se qualcuno si offende per come la penso io o per quello che scrive qualcuno nei commenti, fa 2 fatiche. Di gente che si è offesa con me per quello che ho scritto qui ne ho conosciuta nella vita reale e ne ho piene le palle. Che si fottano, tutti.

      I tuoi commenti mi fanno piacere, perchè in te noto uno spirito critico fuori dal comune e mi fa impazzire. Quindi avanti savoia! 😉

      Essere intransigenti porta stress. E lo stress porta a irrigidimento muscolare, del collo, della cervicale e va a finire che poi mi torna il mal di testa, nonostante la limata provvidenziale ai denti… quindi eviterei a priori, o non risolvo niente 😉

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  10. Graziella Carnevali ha detto:

    Fantastico, grazie Lauretta! Altri due bei motti per me: che si fottano tutti (quelli che si offendono se la pensi diversamente da loro) e avanti Savoia. Con lo spirito critico ho a che fare da quando sono nata (almeno così testimoniava con grande disperazione mia madre, che sognava una figlia dolce tranquilla e soprattutto remissiva), e però finora mi sa che ha fottuto solo me ,almeno a giudicare dal numero di persone che ehm…non mi vedono proprio di buon occhio. Per fortuna non sono nè amici, nè colleghi (parenti moltissimi, direi quasi tutti, ma la mia strategia è evitarli evitarli…).

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    1. Laura ha detto:

      io tendenzialmente vado d’accordo con tutti, cerco di essere il più accomodante possibile e se uno non la pensa come me lo vedo come una possibilità di dibattito e arricchimento personale (posso sempre imparare qualcosa di nuovo). Quelli che se la prendono perchè ho idee diverse dalle loro…. beh…. cavoli loro 😉

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  11. Graziella Carnevali ha detto:

    Certo, cavoli loro, anzi problemi loro. Sai che cosa ho notato? Che chi se la prende se la pensi diversamente, vivi diversamente da loro , e sei contenta, è perchè vorrebbe fare come te, ma non ne ha il coraggio, o la capacità. Così evita accuratamente il confronto perchè lo/a manderebbe in crisi, e diventa aggressivo/a. Io invece ho sempre funzionato tipo camaleonte, una persona vive in modo diverso? Bene, la cosa mi intriga, voglio provare. Ho provato e cambiato pelle per curiosità talmente tante volte che ora sono esausta e ho deciso che sto bene in quella che faticosamente mi sono costruita. Almeno per ora.

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