less is more

Sono una che si è sempre preoccupata molto dell’impressione che avrebbe fatto alle altre persone. Una che si è sempre caricata di mille aspettative alla vigilia di qualsiasi evento, sia che fosse la festa dei diciotto anni, o la discussione della tesi di laurea, oppure la ceretta dall’estetista. Apparentemente non si direbbe, ma frequentandomi un po’ questa cosa la si intuisce; o almeno così credo. Chef ad esempio l’ha sempre intravisto, tra le pieghe della mia spocchia e della mia finta sicurezza. L’aspettarmi molto dagli eventi e dalle persone ha sempre portato una marea di delusioni e bastonate sugli incisivi, nella stragrande maggioranza delle volte. Poi ho pensato di fare tesoro di tutte le esperienze negative, cercando di canalizzarle in qualcosa di utile per me. Non sono una che riesce ad imparare benissimo dai propri errori; però sono una che almeno ci prova. E da un annetto a questa parte sto cominciando a raccogliere i frutti di tutto ciò. La prima cosa che ho imparato è che a parte pochi isolati casi, l’amicizia è un sentimento molto sopravvalutato e trattato con molta superficialità: la maggior parte dei rapporti umani si basa sulla reciproca necessità (leggi: ho bisogno= ti chiamo, non ho bisogno=mi faccio i cavoli miei). Fino all’anno scorso mi indispettivo oltre misura per questa cosa, facendo dei drammi da cinema muto quando le cose non andavano come dicevo io. Poi, dopo l’ennesima psicotica di turno che prima ti chiama ogni 3×2 e poi di punto in bianco non si fa più sentire perché ha di meglio da fare, ho deciso che era ora di cambiare registro e adesso sto decisamente meglio: coltivo con cura le amicizie a cui tengo e per il resto me la vivo alla Paul McCartney de noantri: LET IT BE tutta la vita e poche pippe.

La stessa strategia la sto cercando di applicare alla Mutter, ma qui la faccenda si fa più complessa: con la famiglia subentrano dinamiche più difficile e intricate rispetto a quelle che si intavolano tra amici o colleghi di lavoro. Resta il fatto che ogni volta che mi fa saltare la mosca al naso (e credetemi, capita spesso), mi chiedo se valga o meno la pena trovare sempre un pretesto per discutere. E la risposta, ovviamente, è NO. Ed è altrettanto ovvio che se prima le rispondevo male nove volte su dieci adesso le rispondo male sette volte su dieci: piccoli, piccolissimi progressi. Eh però ci sono e non è poco. L’errore che ho sempre fatto, con tutti, era pretendere che le persone cambiassero per me, che si adattassero al mio modo di essere. La verità è che ognuno di noi vorrebbe che questo accadesse, ma nessuno alla fine è disposto a modificare il benché minimo tratto distintivo del proprio carattere per qualcun altro, nonostante in molti casi questo gioverebbe a molti. Eppure è così, ci piacciamo troppo, per cambiare. O siamo troppo vecchi, o troppo presi da noi stessi, dalla nostra vita e dal nostro lavoro.

Una volta pensavo: non cambi per me? Ok, allora cambio io. Eh no, non funziona così, non deve assolutamente funzionare così. Non è una questione di cambiare, ma di cercare il modo migliore per farsi andare bene quello che ci viene dato, nel bene e nel male. Sembrano pillole di saggezza prese non so dove, invece è una visione molto semplice e pratica che mi ha insegnato Chef. Eh sì, c’ho il marito saggio, io. Anche se non si direbbe manco per scherzo.

Non dico che se uno ti tratta di merda bisogna farselo andare bene. No. Ma nemmeno cercare in tutti i modi di rendergli pan per focaccia. Sei stronzo? Beh, stai pur lì a macerare nella tua puzza, che io ho di meglio da fare. Insomma, l’imperativo per questo 2012 era meno rami secchi, meno zavorre, meno rotture di scatole. E anche se l’anno solare non è finito, devo dire che sono molto soddisfatta di come sta andando. Le cene di quest’estate a casa nostra, le uscite con gli amici che davvero contano per noi, le risate che ci riusciamo a fare ogni weekend in compagnia delle persone che amiamo mi dimostrano che la filosofia del less is more alla fine ripaga alla grande.

E da quando è così e ci riesco mi sento più leggera. Infinitamente più leggera.

La nuova sfida sarà applicare questa filosofia anche alla mia alimentazione: per il momento sta funzionando alla grande, ma sono passate appena 2 settimane da quando ho cominciato seriamente a metterla in pratica, è ancora presto per cantare vittoria: quasi 30 anni di abitudini alimentari scriteriate non si cancellano facilmente. Ma sono positiva e carica come una molla gigante. E la prossima settimana vado in piscina. Olè. Ma prima urge un pit stop dall’estetista, che sembro la cugina nana e scontrosa del Cugino It, non so se rendo l’idea. -.-”

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Biancamora ha detto:

    Prima o poi mi spieghi come fai ad avere così spesso il post giusto al momento giusto. Prima o poi ti devo cominciare a pagare per la terapia!!! 🙂
    Grazie!

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    1. Laura ha detto:

      ahahahhaha! 🙂
      ma smettila su, che poi mi monto la testa e va a finire che devo ricominciare tutto da capo! 😉

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  2. NotForEver ha detto:

    ho sempre ammesso che gli amici che ho si contano su una mano e un paio di dite restano libere
    poca, pochissima gente conta davvero, poi gli altri ci sono ma sono comunque persone piacevoli con le quali passo un po’ di tempo e niente più
    ho impiegato un sacco di tempo per riuscire a ricucire un legame che per me contava tantissimo ma quando ho capito che la cosa non era reciproca bon, ho reciso, di netto
    con la famiglia è diverso, lì è sangue del tuo sangue e per quanto certe volte li prenderei a calci sono le uniche persone che ci sono sempre e sul serio
    anche se evito di discutere : che so che alla fine mi passa e io sono di quelle che se dico che una cosa me la dimentico, me la dimentico sul serio…

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    1. Laura ha detto:

      Io solitamente mi facevo mille storie, un sacco di pippe, tremila viaggi mentali… poi ho capito che non ne vale proprio la pena.
      La famigghia: eh, mia mamma è una persona speciale, ma bene e spesso la prenderei a padellate in testa. E so che lei pensa lo stesso di me 😉

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  3. Ktml ha detto:

    Questo post mi piace tanto.
    Quella tua filosofia in cui scrivi che se uno è stronzo che rimanga nella sua puzza me la ritrovo proprio. Sto tagliando tanti di quei rami secchi. E rimane solo un gran buon profumo. Insomma, mi piace il tuo stile. Ho qualche anno in più di te (ehm, questa frase sembra tanto da nonna ma non lo sono eh!) e tu stai approdando per prima a ciò a cui sono arrivata solo da poco….

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    1. Laura ha detto:

      che non è sempre facile eh, lasciarli stare lì nella loro puzza a mo’ di funghi di serra. Però ci sto provando e quando ci riesco, a farmi scivolare le cose di poco/medio conto addosso, sto molto meglio.

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