Sono in ferie e piove. Cazzen.

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Era da dire che proprio quando io e Chef ci prendiamo una settimana di ferie (praticamente l’unica che facciamo in un anno solare) dal cielo scendono secchiate d’acqua che manco le vedono in India durante i monsoni, no? E che cazzo.

Vabbè, mi son detta, pigliamola con filosofia. Intanto stamani, mentre Chef sonnecchiava annichilito dal mal di testa io e Titu ci siamo messi a cucinare. Che lui ha questa cucina in formato nanetto dell’Ikea con tutti i suoi tegamini, pentolini, posatine eccetera e se gli dai un sedano e un paio di pomodorini sta buono le ore intere. Il pavimento della cucina sembra un campo di battaglia ovviamente, anche perché non si accontenta di usare tutti i suoi utensili, ma sconfina anche dalla mia parte e mi ruba la metà delle cose. Inoltre ha un interesse quasi morboso per alcuni utensili semi inutili, tipo lo schiacciapatate. In 4 anni io me lo sarò filato si e no una decina di volte,  invece poco ci manca e mio figlio se lo limona dietro la colonnina di mattoncini che separa il forno dal resto dei pensili. Sì ho la cucina un po’ rustica, del resto vivo in campagna: ma non troppo eh, che a me piacciono più le cose moderne, mi ci muovo meglio.

Comunque, dicevamo. Ah sì, il feticista che c’è in mio figlio viene fuori tra i fornelli: oltre allo schiacciapatate adora il pennellino in silicone, quello per spennellare gli arrosti. Per fortuna che è in silicone e che lo lavo spesso, altrimenti si sarebbe mangiato una tonnellata di setole. Un’altra cosa che lo manda letteralmente fuori di testa è la centrifuga per l’insalata: ogni volta che la uso comincia a emettere versi di apprezzamento abbastanza gutturali, tipo Greezly  in amore. Si, lo so, l’immagine è inquietante, ma quella è. Mi sono ridotta che per asciugare l’insalata aspetto che torni a casa Chef e che lo distragga con qualche attività alternativa da maschietti, tipo lanciare palline e altri oggetti non necessariamente sferici su per le scale e ridere come matti nel vederli tornare giù. Vi posso assicurare che non so quale dei due si diverta di più e anche quast’immagine è abbastanza inquietante.

Insomma, oggi il tempo è una merda. Fa relativamente freschino, tipo inizio autunno. Quindi dagli shorts e la canotta di lino di lunedì scorso siamo passati ai pantaloni lunghi di cotone e la t-shirt a maniche lunghe io, e al maglione da pastore sardo e ai pantaloni della tuta felpati e ai calzettoni di lana sintetica Chef; perché è uno che non soffre mica il freddo, mio marito, no. Appena appena. Per cercare di sopperire allo scoglionamento cosmico da “siamo in ferie ma il tempo fa schifo e quindi che si faaaaaaa?” mi sono detta che ci voleva una di quelle ricettine speciali per pranzo: un po’ di comfort food per farsi passare la gnorgna* insomma. E ho fatto i passatelli in brodo. Il brodo di carne ce l’avevo nel freezer, che i passatelli sono buoni solo nel brodo di carne e poche storie. Se non ce l’avete procuratevelo, ma non vi azzardate a cuocerli nel brodo di verdure o, ancora peggio, nel brodo di dado, o vi tolgo il saluto.

Fare i passatelli è una cazzata. La parte complicata, che richiede due belle braccia possenti, è passarli nello schiacciapatate per conferire all’impasto quella tipica forma, passatemi il termine, “vermicellosa”. Ed ecco a cosa serve un uomo in casa. Comunque, per fare i passatelli per 2 persone servono:

2 uova (possibilmente del contadino, che sono più saporite)

100 gr di pangrattato

45 gr di parmigiano (se è a stagionatura 24-30 mesi è meglio)

sale q.b

noce moscata

la scorza di un limone non trattato (facoltativa: io ad esempio non ce la metto, a Chef invece piacciono di più col limone)

Fate una fontana con pangrattato, metteteci il parmigiano, le uova, il sale e la noce moscata (e la scorza del limone se la gradite): impastate tutto insieme e formate una pallina di impasto. Non vi preoccupate se quando iniziate a impastare vi sembrerà troppo morbido/viscido: é colpa dell’uovo, ma dopo un paio di minuti di energica lavorazione manuale l’impasto diventerà solido, asciutto e poroso. Tipo la pasta frolla, per intenderci. Avvolgete la pallina in un  po’ di carta velina e conservate in frigo fino a una mezz’oretta prima di pranzo. Qui entra in scena l’uomo, nel mio caso Chef: appena il brodo inizia a bollire, bisogna mettere la pallina nello schiacciapatate e far colare a picco nel brodo i passatelli. Che detta così sembra facile, ma dalle imprecazioni che ho sentito uscire dalla bocca di mio marito vi assicuro che non lo è. I passatelli cuociono in fretta, giusto il tempo di prendere il bollore (un paio di minuti al massimo). Poi si porta la pentolona fumante a tavola e si mangiano così, immersi nel brodo. E porcaccia miseria, vi assicuro che in un giorno così merdoso dal punto di vista meteorologico, fanno davvero alzare il morale.

Io li farei patrimonio dell’umanità, i passatelli in brodo. Assieme ai cappelletti in brodo (sia di carne che di formaggio) e ai tagliolini in brodo. Quasi quasi farei diventare patrimonio dell’umanità proprio tutta la cucina emiliano-romagnola, che tanto non c’è una cosa che non sia buona nella nostra tradizione culinaria: potete mettervi d’impegno a cercarla, ma risparmiate le energie, ve lo dico io che non c’è.

Ok, ho finito il pistolotto campanilista. Per oggi almeno. Comunque provate a farli, in una di quelle uggiose domeniche autunnali e vedrete che avevo ragione io: sono cento volte meglio di un antidepressivo.

Ciò detto, vado a fare incetta di padelle nuove per la mia cucina: voglio liberarmi dal giogo delle antiaderenti: non sono per niente sane. Non so se orientarmi sull’alluminio o sulla ceramica… qualcuno ne sa un po’ di più? Si accettano consigli. Ma fate presto, che appena il nano si sveglia partiamo alla ricerca della padella perfetta! (sì è così: se non esce il sole, facciamo compere. Conoscendoci, è meglio che il tempo migliori in fretta…)

Dal dizionario romagnolo / italiano: la gnorgna è quella sensazione di noia fastidiosa che ti porta a trascinarti a zonzo per casa completamente annichilito: quando sei messo così, di solito anche scaccolarti il naso o le dita dei piedi diventa un’azione al di sopra delle tue forze.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mirtilla ha detto:

    Io ho una batteria di pentole in acciaio pressofuso (non so se si scrive tutto attaccato o no… -.-) e mi ci trovo abbastanza bene. Diffida dalla ceramica, ce l’ha mia madre e ci sclera in una maniera indegna, ti si attacca persino l’acqua! L’alluminio ha il suo fascino, ma anche lì se non irrori con ettolitri di olio ti si attacca tutte e, cosa ancora più grave, non può essere messo in lavastoviglie, o almeno così sostiene mia madre… L’antiaderente sa di tossico anche a me, ma ammetto di avere due micropadelline dell’Ikea che mi ritrovo a usare sempre più spesso. Ma smetterò dai, lo metto nei nuovi propositi!

    p.s. Questi passatello m’ispirano proprio e se l’autunno persevera fino a sabato li faccio per pranzo! Grazie mille per la ricetta :-)))

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    1. Laura ha detto:

      Si, confermo: l’alluminio non va in lavastoviglie. Ma io non ci metto le pentole in generale, perchè a parte un paio, sono tutte grandissime e non ci starebbero comunque. O meglio, ci stanno, ma rubano un sacco di spazio a cose che invece odio lavare: una padella contro 5-6 piatti? Ti lavo la padella tutta la vita 🙂

      Che alluminio sia! 😀

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  2. klelia ha detto:

    Ciao!
    Io ho tre antiaderenti davvero buone che stanno durando ormai da 3 anni.. Dopo tutto quello che si sente, ho deciso anche io di cambiare, ma queste finchè vanno (l’antiaderente è ancora tutto bello lì, liscio..!!) non le mollo.
    Ho dovuto invece cambiarne una (la 22cm) perchè era meno bella ed era tutta grattata. Ho preso la ceramica e mi sto trovando bene! Al contrario di Mirtilla, non mi si attacca davvero nulla!
    Riesco a stufare le verdure con pochissimo olio..!!
    L’alluminio visto che lo usano nelle super-cucine ho sempre immaginato che sia il meglio del meglio, anche se per ora non mi sono ancora decisa..!
    però ecco, per confonderti le idee ti ho dato un parere positivo sulla ceramica! 😛

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    1. Laura ha detto:

      no, non mi confondi le idee, anzi.
      Con l’alluminio mi sto trovando bene. Credo che mollerò le antiaderenti a suo favore. Raramente cucino cose con poco olio e per quei casi ho preso una padella in ceramica: non l’ho ancora usata, ti farò sapere come mi trovo!

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  3. NotForEver ha detto:

    una volta mi hanno detto : beh sai, i passatelli sono buoni col sugo di pesce…
    non so bene che faccia io abbia fatto ma no, pietà, i passatelli sono nati col brodo di carne, quello buono fatto in casa e con quello devono morire…
    e Titu che amoreggia con gli utensili di cucina mi fa morire…del resto che pretendi? 🙂

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    1. Laura ha detto:

      si in effetti non so cosa mi aspettassi 😀

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  4. claudia ha detto:

    troppo tardi troppo tardi troppo tardi troppo tardi…
    http://www.ilpastonudo.it/decrescita/alla-ricerca-della-padella-perduta/
    troppo tardi?
    Poi:
    1) sull’ Ostsee, quando fuori era novembre e nebbia e umido e vento freddo, io cucinavo i passatelli. Col brodo di carne, chiaro! Anzi, col brodo di carne e osso! E gli unici che avevano osato venire fin lassu’ a trovarci (che mica c’ e’ un volo diretto…) ci avevano portato in regalo uno schiacciapatate con 3 cerchi scambiabili, a grandezza di buchi diversa. Con quelli grandoni per fare i passatelli (grazie ancora, Tito e Antonella). La prima volta devo aver sbagliato qualcosa, che mi si sono tutti sciolti (ma eran buonissimi lo stesso, a mo’ di zuppa! 😉
    Anzi, sai cosa? Li faccio oggi, e saranno i miei primi in sudafrica!
    2) Tuo figlio mi fa venire in mente la mia alla sua eta’: per farla star buona bastava lasciarle aprire uno dei cassetti della cucina, a caso. Lei adorava il frustino sbattitore, quello me lo ricordo ancora. E mestoli e padelle da suonare. E sai cosa? Ancora adesso, anche se con la testa di una di 6 anni! E alla scuola materna in germania facevano tagliare la frutta della obstpause ai bambini stessi…altro che in Italia che “il coltello no, siam matti, che si fan male!” Sai cosa li fa impazzire, di solito? Impastare pane e pasta…io ormai non lo faccio piu!

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    1. Laura ha detto:

      No, non è troppo tardi: sono riuscita a trattenermi e a non comprare nulla. Ho preso in prestito a mia mamma 2 padelle di alluminio e me ne sono innamorata, sono comode e fanno tanto Professional Chef 😀 E ne ho presa una in ceramica (anche se Izn non mi sembrava convinta affatto) per cucinare le pietanze che necessitano di una superficie antiaderente. Che mi pare non faccia male, la ceramica. Ma io solitamente sono per l’olio come se piovesse e l’alluminio va da Dio in questo senso.
      I passatelli qui in Romagna si fanno anche nel brodo di pesce: a me non piacciono, ma è un gusto personale: mia mamma ne va matta ad esempio.

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