Quel gufo con gli occhiali… il camice ha!

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Venerdì scorso, quando la pediatra ha dichiarato che non le era mai capitato un bambino che a diciotto mesi non aveva mai fatto una notte in bianco e non si era mai ammalato, vi giuro che mi sarei attaccata agli zebedei del primo sconosciuto. Peccato che nella sala d’attesa ho incontrato solo mamme. Sai quando proprio te la senti, la gufata stellare? E infatti sabato e domenica Titu aveva una stranissima apatia mista a più sonno del solito. E io che facevo finta di niente per non far la parte della mamma menagramo, ma che dentro di me percepivo che qualcosa non stava andando per il verso giusto.

E infatti.

Domenica notte ce la siamo fatta con due occhi stile Bart Simpson dalle tre fino alle sette. Senza capire bene quale fosse il malessere, nello specifico. Quattro ore di pianto inconsolabile, a pecoretta. Per chi non ha figli: il pianto a pecoretta è quel pianto continuo che quando si cronicizza ricorda molto il belare delle pecore. Più frequente nei lattanti, a volte colpisce anche i nani sopra i dodici mesi di vita.

Comunque, non ha niente di grave. Ha solo deciso di mettersi a produrre moccio in quantità industriale. Del tipo che se avessi un minimo di nozioni di chimica potrei azzardare un paio di esperimenti per produrre energie rinnovabili o combustibili e forse avrei risolto parecchi problemi del nostro pianeta. Mai visto tanta materia corporea uscire da un esserino così piccolo.

Lui è, al solito, un campione. Lunedì pomeriggio aveva le febbre e me ne sono accorta per caso: giocava con le macchinine seduto sul tappeto buono buono e mentre gli davo un bacino sulla nuca ormai mi ustiono. In confronto sono molto più rompiscatole io, quando mi ammalo. La notte si dorme un po’ male, che a volte è intasato e si sveglia. Però neanche più di tanto. Nella sfortuna si riconferma il solito bambino fuori dal comune. Di quelli che quando lo racconti alle altre tue mamme ti fissano con quel lampo negli occhi che è un misto di odio, invidia e fastidio. Loro, che magari son tre anni che non si fanno una notte filata, con o senza influenza, di sentire il tuo lamento a sproposito non hanno voglia. E c’hanno pure ragione.

Va da se che fuori, manco a dirlo, c’è un sole che spacca e un venticinque gradi.

Va bene dai, tanto è solo da gennaio che – a parte qualche sporadico momento felice- siamo costretti in casa. No ma non siamo frustrati. A noi piace stare in casa, ci piace giocare a rischiare la buccia ogni 3×2 perché qualsiasi mobile di questa casa è pensato per ferire le persone sotto il metro e venti. Che la vita sarebbe molto noiosa, altrimenti.

Eggià.

Intanto lui è crollato nel suo lettino e io ne approfitto per spulciare siti di mobilifici e co, che nonostante tutto, ci sarebbe una casa nuova da arredare, imbiancare e nella quale trasferirci a breve. Ci sarebbe anche un’infinità di cose da riporre negli scatoloni. Ma questi sono dettagli, quando si pensa a un trasloco.

 

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fefy ha detto:

    Il moccio dei nani andrebbe studiato dai soliti ricercatori Mellin e Oral B. Come fanno a cospargere il mondo di QUINTALI di quella roba, con uno starnuto uno?

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    1. Laura ha detto:

      bleah, che zzzzchifo!

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  2. claudia ha detto:

    eh eh…devo dirla al fisico teorico, ´sta storia del moccio…chissá che non ne venga fuori un utilizzo decente, finalmente! Comunque, io di bimbi e mamme ne ho visti tanti (sará l´etá, e anche in parte anni di lavoro). Peró sono sempre piú convinta che bambini con genitori sereni (non ho detto “sani di mente”, ho detto sereni ;-)), se non proprio felici, e consapevoli che ogni cosa che si fa é comunque frutto di una scelta…ecco, quei bambini lí son piú felici. Piú tranquilli. Hanno la febbre e se non ti ustioni per caso mente ti chini per baciarli manco te ne accorgi. Dormon la notte e tutte quelle cose lí. Io ti direi di prenderti un filo di merito, tu con tuo marito, perché secondo la mia modesta opinione create un clima favorevole alla tranquillitá del pargolo. Insomma, é ben vero che é sempre colpa della mamma, se qualcosa va storto, ma una buona volta, anche una pacca sulla spalla fa bene…a proposito, conosci il blog di Sabine Eck? Guarda, scrive pochissimi post, ma sono da incrniciare, specialmente per le mamme!
    http://www.sabineeck.com/

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    1. Laura ha detto:

      beh, grazie della pacca sulla spalla. mi ci voleva, davvero, che anche mio marito mi dice sempre la stessa cosa, ma a lui non credo perché lo reputo di parte 😉
      bello il blog, l’ho già messo tra i preferiti!

      ps: che lavoro fai? hai a che fare con i bambini? io curiozaaa!

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      1. claudia ha detto:

        da quando ho deciso (ehm…beh, insomma, sí, dai…) di seguire il fisico in giro per il mondo (il suo, soprattutto, di mondo, che é la cosa piú faticosa ;-)) ho dovuto lasciare il mio lavoro. Che non era uno solo, veramente, e faccio pure fatica a inquadrarlo. Ma per 5 anni ho lavorato al MART (museo di arte moderna e contemporanea), nella sezione didattica. E ogni tanto li sento ancora, che quello che prima era un mio collega di studio ora ne é il responsabile, ed é proprio bravo! Se sei proprio veramente curiosa, il progetto meglio riuscito é stato questo, secondo me:
        http://www.mart.trento.it/events_detail.jsp?IDAREA=11&ID_EVENT=802&GTEMPLATE=membership.jsp
        poi mi pagavano per scrivere (a nome di altri, chiaramente, ma i soldi che mi davano zittivano abbondantemente il mio ego), e anche per scrivere testi per wellness hotel o per inventare progetti di attivitá estive per bambini. Nella mia vita precedente. In questa non so. 😉

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      2. Laura ha detto:

        wow!

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