chi si somiglia si piglia (o almeno così dicono…)

il

E niente, c’è che noi due siamo estremi. Io e Chef intendo. Per noi non esistono vie di mezzo, o passaggi graduali. O tutto o niente, o bianco o nero, o adesso o mai più: è inconcepibile che una cosa cambi con impercettibilità e lentezza, per noi due.

Vi porto un piccolo esempio, così capite meglio. Noi siamo quelli che quando abitavano nel Tugu (che sta per Tugurio ed è l’affettuoso appellativo che avevamo dato al bilocale dove vivevamo prima di sposarci) facevano un unico enorme sacco di immondizia. Il sacco in questione era talmente fetido e voluminoso da essere conosciuto come Mururoa. Stralci di dialoghi tipo dell’epoca potevano essere “hai portato giù te Mururoa stamani? No?? E allora dov’è? Come sul terrazzo??? Ma sei matto?? Quello poi prolifica!” . Da quando siamo venuti ad abitare qui e soprattutto da quando è nato Titu, siamo stati investiti da un’ondata di senso civico e abbiamo cominciato a fare diligentemente il nostro dovere e differenziamo i rifiuti. E fin qui niente di strano, se non fosse che adesso la raccolta differenziata è gestita al limite del maniacale. E in questo caso è tutta colpa mia: sono una gran rompicoglioni, devo ammetterlo. Lavo tutti i barattoli e contenitori di plastica, so quasi a memoria la tabella dei rifiuti e mi incazzo da bestia se vedo sacchi di indifferenziata nei raccoglitori dell’umido. Fosse per me, farei le ronde per beccarli, sti maledetti che buttano l’immondizia fuori dai cassonetti o nei cassonetti sbagliati. La Mutti teme a tal punto un mio cazziatone che l’altro giorno mi ha telefonato per chiedermi se gli stuzzicadenti andassero nel bidone dell’umido oppure no (per la cronaca: no, vanno nell’indifferenziata).

E adesso che il trasloco è imminente e che la prospettiva di diventare una famiglia di campagna o giù di lì si sta realizzando, ci sta prendendo la smania del cibo sano. Anche questa poi è una caratteristica probabilmente da sempre insita in noi due ( lui è un fottuto Chef, io una chef mancata), solo che non l’abbiamo mai applicata. Per cibo sano intendo cibo che sappia di cibo. Verdure che non abbiano il restrogusto di una tavola di alluminio, prodotti poco lavorati e a kilometraggio ridotto. Non sono una fanatica del bio a tutti i costi, anzi, per me il bio molto spesso (ma non sempre eh) è un’inculata, ma sono del parere che valorizzare il proprio territorio sia una mossa vincente. La filiera corta è una gran figata e lo dice una che di mestiere fa arrivare in Italia pesce estero, il che potrebbe sembrare poco coerente, ma non è così. Ci sono varietà di pesci che in Italia non si trovano (il salmone, per dirne uno) e che sarebbe un peccato perdersi. Così come ci sono tipologie di frutta, verdura e cereali che non fanno parte del nostro territorio, ma che sono buone e che consumo molto volentieri. Ma le fragole, le zucchine, i pomodori e chi più ne ha più ne metta, sono alimenti che possiamo coltivare qui. Non ha senso comprare arance spagnole o cetrioli tedeschi. Almeno, non ha senso per me.

Il cibo per me è un’esperienza quasi trascendentale: io amo il cibo. Amo cucinare, la considero un’attività molto simile alla meditazione: una con una passione del genere non può trascurare la parte fondamentale di tutto il processo, ossia la materia prima. E non ne faccio solamente un discorso di salute: è il gusto che mi interessa. Mangiare una carota che sa di acqua sporca mi fa incazzare, punto. Poi sicuramente c’è anche tutto un discorso legato alla salute, che è sacrosanto, ma non è il mio campo e non pontifico di cose che non conosco (ma mi sto documentando, sappiatelo: è che ho sempre troppo poco tempo).

Quando saremo sistemati prevedo di fare grandi cose, in quella grandissima e luminosissima cucina: di sicuro posterò più ricette e parlerò molto più spesso di cibo. Adesso sono a dieta e soprattutto ho una cucina micro-nana e piuttosto in penombra. E non mi ci sento molto a mio agio.

Ma sappiate da subito che non vi propinerò mai e poi mai pipponi sul cibo bio/consapevole/vitale perché fa figo. Non vi dirò mai di seguire un’idea o una moda perché altrimenti non sarete più miei amici. La gente invasata e one way mi sta profondamente sul cazzo, quindi non cercherò mai di indottrinare nessuno. Aspettatevi un bel pezzo sul pesce crudo, quello sì, prima o poi lo scriverò. Ma non per demonizzare o fare terrorismo: sono atteggiamenti odiosi che aborro e schifo. Sono per il libero pensiero, possibilmente espresso in maniera civile. Non sono una persona pacata, spesso vado dritta al nocciolo delle cose e sembro brusca. Mi incazzo per niente e sono un po’ permalosa; ma sono tollerante, questo sì, e rispetto le idee degli altri. Quindi sentitevi sempre e comunque liberi di dissentire.

Mi piace la gente con una bella testa aperta e curiosa. Mi piace chi ha delle idee in cui credere e progetti – anche ambiziosi- da portare avanti. Mi piace chi si sveglia tutti i giorni con la voglia di provare a fare bene quello che fa. Mi piace chi starebbe per ore a discutere di qualsiasi cosa davanti a una bella bottiglia di vino. Mi piace chi fa parlare e chi ascolta. Le persone sono stimoli, sempre, per provare a migliorare.

Chi ghettizza, chi chiude le comunicazioni, chi non vuole discutere, chi pensa che non ne valga la pena, chi si ritiene sempre nel giusto, chi non ha mai dubbi: ecco, chi è così mi sta sul cazzo.

Tutto ciò per dire che:

a) sto in ansia da trasloco

b) la dieta fa straparlare

c) mai prendersi troppo sul serio. Ma MAI eh…

Buenas Noches.

ERRATA CORRIGE DELLE 15.02

Va da se che ieri sera ero un po’ stanca e anche rincoglionita: gli stuzzicadenti vanno nell’organico eh. Ne va della mia credibilità! 😀

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. shelina ha detto:

    Lauretta!!!io compro la verdura dal contadino e il gusto dei cetrioli,dei pomodori o dei meloni non ha prezzo!!!e poi anche per la ciccia si va dal contadino di fiducia!!
    Sono d’accordo con te,quando si può meglio favorire l’economia a km0!!

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    1. Laura ha detto:

      dove? cioè, come funziona? io molto interessata a comprare da contadino, si si 🙂

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      1. shelina ha detto:

        se giri un po’ nell’entroterra vedi i cartelli fuori dalle case,una vicina di mia suocera l’estate vende la verdura nel cortile di casa con l’autorizzazione,ha dei cocomeri fenomenali!e la ciccia vado in una azienda agricola a montegrimano prendo il manzo a circa 8€al kg!io mi trovo bene!!

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      2. Laura ha detto:

        grande! appena mi sarò sistemata comincerò a gironzolare per la campagna! 😉

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  2. sononera ha detto:

    Ti stimo molto per quello che scrivi e per come lo scrivi. Concordo. E mi chiedo. Come fai ad incastrare tutte queste cose con un bimbo piccolo e un figlio? sarò piu’ specifica: come fai a fare dieta e differenziata facendo la vita che fai e con un trasloco di mezzo? Io ti ammiro tanto, mi piacerebbe riuscire, ma per ora non riesco! uffa, datemi un guru

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    1. Laura ha detto:

      beh, è una questione di organizzazione: se hai un terrazzo o un balcone dove tenere le buste della differenziata è facile: buttare l’immondizia lì o nel bidone unico comporta lo stesso tempo, se ci pensi 😉
      Il trasloco lo devo ancora fare e mio figlio è un bimbo molto buono e tranquillo che non da molto da fare. Mio marito mi aiuta molto quando c’è.
      Non sono io ad essere brava: tutto ciò è il risultato di un buon gioco di squadra misto a un po’ di impegno.
      Ci sono mamme che hanno mmmoooooolto più da fare di me 😉

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  3. sononera ha detto:

    scusa volevo scrivere un bimbo piccolo e un trasloco..hi hi hi

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  4. Arianna ha detto:

    Condivido al 100% quello che hai detto sul bio/non bio: ci sono ortolani senza certificazioni che sono più biologici del biologico! Secondo me si dovrebbe cominciare a usare il termine ‘organico’ nel modo anglosassone: il biologico è qualcosa di *certificato* (e chi certifica? C’è dietro comunque un bel business…), l’organico no, è semplicemente… consapevole, direi.
    Buon weekend!

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    1. Laura ha detto:

      infatti, mentre scrivevo il post pensavo proprio a quando stavo in Inghilterra e al loro concetto di organic food, che apprezzavo tantissimo (per la serie, sfatiamo il falso mito che gli inglesi mangiano solo fish and chips, please)…

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  5. eka ha detto:

    Concordo pienamente con tutto il discorso, soprattutto per quanto riguarda il gusto. Lo dico perché in mensa nessuno capisce come mai punto sempre sulle verdure cotte, visto che quella roba informe che chiamano insalata e pomodori l’ho assaggiata una volta e… non assomiglia affatto all’insalata e pomodori che coltiva mio padre e con cui mi delizio ogni estate (e per parte dell’autunno), e se proprio devo, visto che anche le verdure crude fanno bene, preferisco sceglierle io (o farle scegliere a loro), al mercato della frutta e verdura, idem per le verdure in generale che mangio in inverno.
    Le patate, le zucchine, i fagiolini, i piselli, le carote, e compagnia poi? Parliamone. Io ho la fortuna di avere in casa il re degli orti (mio papà, così lo chiamano) e ne ho sempre una porzione abbondante ogni giorno, se mangio un piatto di patate lesse o al forno fuori casa (in un posto che non sia davvero valido) mi domando sempre perché me le facciano pure pagare…
    Il giorno che potrò permettermelo (una volta andata a vivere da sola, e quando mio papà avrà appeso la pala al chiodo) credo che pure io vorrò affidarmi ai contadini di zona, meglio pagare 5 euro loro che 3 euro quella robaccia immonda del super che non sa di niente (salvo rari casi).
    Del bio a tutti i costi non mi fido da quando lavoro per la s.p.a. di certificazione (anche alimentare) più grossa d’Italia. Ho visto troppe cose che non mi piacciono.
    Piuttosto, come te, credo nel piccolo agricoltore, che ti vende quello che lui stesso mangia. Sai quante persone chiedono a mio papà le patate durante l’inverno? (dico le patate perché sono l’ortaggio che dura di più, come quasi tutti i tuberi).

    Detto ciò, cambio argomento: la differenziata, questa sconosciuta. In casa almeno il minimo differenziamo, il punto è che quelli della società che si occupa dello smaltimento genovese li vedo spesso, che scaricano tutto assieme e senza rispettare i bidoni differenziati. Non so come comportarmi in proposito. Che ne pensi?

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    1. Laura ha detto:

      cazzen, fatti insegnare un po’ di tecniche dal “re degli orti”!! 😉
      e comunque concordo: non è che ci sia questa differenza abissale di prezzo tra roba medio-scadente del supermercato e roba buona del contadino. anche perché essendo a km 0, costa ovviamente meno! 🙂

      la differenziata: purtroppo credo che il federalismo in Italia ci sia da tempo per queste cose (ma non diciamolo a Bossi e al Trota, che se no ci rimangono male). Nel senso che da comune a comune la realtà è completamente diversa: qui da me vedo una tendenza a fare le cose bene. Non so se sono un’ingenua, ma credo che intanto bisogna partire da un’impostazione mentale e comportamentale. è sbagliato dire “tanto poi la assemblano a cazzo, perché sbattermi a dividerla?” : può darsi, ma credo sia giusto partire da qualcosa e lasciarlo in eredità a chi viene dopo di noi. E quindi sì, differenzio come una nordeuropea invasata. e quando mio figlio mi addita le cartacce per terra al parco gridando “bleah!” e me le fa buttare nel bidone mi sento bene. 😉

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  6. Veronica ha detto:

    Sono una nuova “lettrice” ma ho letto in pochi giorni tutti i tuoi post e devo dirti che ti ammiro tanto… per quello che dici ma soprattutto per quello che fai… da riccionese come te posso solo dirti che sei una mosca bianca in mezzo a tanta gente che purtroppo a volte mi fa sentire a disagio a casa mia. Leggo che stai per trasferirti un po’ più vicina alla campagna; auguro tutto il meglio a te e alla tua famiglia, continuerò a seguire le tue vicissitudini perché leggere che in mezzo ai trentenni che vivono ancora con mamma e papà solo perché non hanno mai cotto un piatto di pasta e non sanno cosa sia la lavatrice, e ai quarantenni che occupano il parcheggio degli handicappati con il SUV ci sono anche persone come te mi rincuora… forse non tutto è perduto 😉
    p.s. però a me il pesce crudo piace tanto… lo mangio da almeno dieci anni, quando studiavo fuori casa almeno una volta al mese il ristorante giapponese era un appuntamento fisso… fa tanto male? :-O

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    1. Laura ha detto:

      wow, grazie dei complimenti, “compaesana” 🙂 E benvenuta!
      Penso che i bamboccioni e i maleducati che hai descritto nel tuo commento non siano solo una prerogativa delle nostre parti, ma un fenomeno di costume purtroppo molto più diffuso in tutto il paese… 😦

      Ciò detto, il pesce crudo… intanto ti sei già risposta in parte da sola: se ne hai mangiato per anni e non sei mai stata male, vuol dire che così pericoloso non è. Però bisogna starci attenti, quello sì e consumarlo in un posto di fiducia (pulito e che sa come trattarlo). Io personalmente non lo mangio. Ne parlerò presto, quindi se continuerai a leggermi risponderò in maniera più esaustiva alla domanda.

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  7. Missi ha detto:

    A riguardo…
    In questo periodo della mia vita mi sto avvicinando ai gruppi di acquisto solidale (GAS).
    Il concetto base è quello della filiera diretta, km0, e del gruppo che fa il prezzo con i piccoli produttori (tò culo alla grande distribuzione).
    Questo link è tratto dal sito del RIGAS, poi non so se ce ne sia anche uno a Riccione… magari informati…
    http://www.riminigas.org/index.php?option=com_content&view=article&id=49&Itemid=54

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    1. Laura ha detto:

      mi informo si! 😉
      tu intanto carica un paio di galloni di Zenzerillo in macchina e porta qui le chiappe 😉

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