good eyes, great feeling, bad attitude

il

E niente, l’oculista oggi mi ha detto che ho 12/10 di vista. E un “esticazzi!” non gliel’ho assolutamente risparmiato, che sono una signora io.

Sapete cosa vuol dire vederci come una talpa che si è scolata due bottiglie di Jack Daniels alla goccia per vent’anni e poi vederci come una fottuta lince? Nooo? Ve lo dico io come si sta allora…

Da DIO. Si sta semplicemente da Dio. Si sta che non devi più stare costantemente con gli occhi stretti davanti alla tv o mentre guidi perché non riesci mai a mettere completamente a fuoco. Si sta che al mattino non devi più annaspare per trovare gli occhiali altrimenti si stampi contro la porta. Si sta che quando per strada qualcuno ti saluta capisci subito chi è ed eviti di fare la figura della rincoglionita.

Ecco. In ventinove anni, senza dubbio quelli per l’operazione sono stati i soldi meglio spesi. Oh yess.

Per il resto: al mattino vado a lavorare in bici e a Titu questa cosa piace molto. Lo vesto parecchio, che alle otto è ancora un po’ rigido, però lui si diverte, io mi tonifico e soprattutto mi sveglio e faccio un po’ di moto. Al pomeriggio lo porto spesso al parco ed è bello osservarlo un po’ a distanza: guardarlo scoprire il mondo attorno a lui a piccoli passi è…emozionante. Si guarda intorno, circospetto e mi piace questo lato del suo carattere, perché un po’ mi riconosco: è molto curioso e allo stesso tempo molto cauto. Non ha fretta, ma se una cosa non va come vorrebbe si incazza da bestia. E anche in questo, ahimé, mi assomiglia. Però ride tanto, è un bimbo molto gioioso e simpatico. Ed è anche molto socievole. E tutte queste belle cose le ha prese dal suo babbo, per fortuna. Speravo non prendesse la mia misantropia congenita, che non si sta benissimo, col mio carattere.

Però.

Che c’è sempre un però, se no sai che noia…

Io avrò anche un brutto carattere. Ok. Sono una gran stronza, diciamocelo.

Però c’è anche chi me le cava proprio dalle mani.

Eh.

Le mamme al parco. No dico, avete mai avuto il piacere di accostarvi un poco ai gruppetti di mamme al parco (non sono mai molto cospicui, come gruppi: da un minimo di due esemplari a un massimo di sei) ed ascoltare i loro discorsi? Non è che si scambino chissà quale segreto di Pulcinella eh. No no. Parlano di figli. SOLO di figli. Che, voglio dire: ci sta un po’. Ci si confronta, ci si tira vicendevolmente su il morale, ci si consola. Però, porca puttana, c’avrete voglia di parlare anche d’altro, o no? Che ne so, di cose leggere eh… tipo di scarpe, di borse, di torte di mele, di meches, di polvere minerale, di ceretta brasiliana, di push up e di maschere facciali. Cose da femmine, cose che facevano parte del vostro quotidiano prima di sfornare  un marmocchio e diventare inesorabilmente così monotematiche.

E che cazzo.

Non si può. Io amo mio figlio, mi butterei sotto un treno per lui anche adesso. darei tutto per lui, e rinunciare a una buona parte della mia libertà per lui non mi pesa affatto. Però questo non significa che io abbia annullato la mia personalità per lui: io, prima di essere la sua mamma, sono una persona. Con una mia storia, una mia vita precedente e tanto tanto bagaglio da regalargli sotto forma di storie, educazione, esperienze. Non credo che diventare un’ameba che parla solo di pappe, merda, compiti e pediatri possa piacergli così tanto, sul lungo periodo.

Insomma, al parco Titu si diverte, ma io mi diverto molto ma molto di più; mi sono ridotta a considerare la gente come “materiale per un romanzo” o “materiale per il blog”.

L’avevo detto, che sono stronza. Eh.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sabrina ha detto:

    non avrò mai il coraggio di operarmi io e non so nemmeno se sia possibile, nel mio caso
    ma credimi quello che leggo mi fa sorridere di gioia per te, che io lo so bene, cosa vuol dire non vederci un tubo
    e quando portavo mia nipote al parco, alle mamme che erano lì per attaccar bottone dicevo subito “sono la zia”
    che sono anche una setta, ci hai fatto caso? accettano solo mamme doc
    esticazzi adesso lo dico io :-))

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    1. Laura ha detto:

      si cazzen, ci ho fatto caso eccome, mi sento cone un paria nell’India più incattivita che c’è 😉

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  2. Valentina ha detto:

    Ma lo sai che non è la prima volta che sento (anzi, leggo) il fatto che le donne diventino monotematiche quando sono mamme? Quando ero in tribunale a fare lo stage c’era un’impiegata che “solo io sono impegnata” perché aveva la nipote, e non la figlia, a cui badare, lessi un post della Eka in cui lamentava lo stesso episodio ma non credevo che il fenomeno fosse così diffuso e radicato. Cielo, se divento così sparatemi, vi prego. Bisogna avere una proprio identità, anche perché, una volta che il bimbo avrà smesso di essere rosa, paffutello e accondiscendente e comincerà a rispondere come Giuseppe della Tim, una crolla.

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    1. Laura ha detto:

      una diventa così se è già così. Diciamo molte donne spostano sui figli piccoli (e quindi completamente dipendenti da loro) la loro mania del controllo. Siccome io sono una zingara senza criterio, faccio un po’ fatica a relazionarmi con loro.
      Quindi, se questo racconto ti fa venire i peli dritti tira un sospirone: significa che sei normale!! 🙂

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  3. claudia ha detto:

    Eh eh…rido, ma quando scendevo in Italia con la pargola, e andavo al parco, mi capitava di pensare la stessa cosa. E, se non parlavo di mia figlia e che “lei fa GIÁ cosí e GIÁ cosá” (questa cosa del giá non la sopporto, vorrei togliere il “giá” in tutte le frasi in cui si parla di bambini!), e *osavo* parlare di me e della mia vita, mi guardavano allibite come fossi una madre degenere. Quando dicevo che avevamo deciso di trasferirci in un altro paese lontano, la prima frase era: “Uau! Pensa che esperienza, si fa, tua figlia!!”. Solo una mi ha detto: “Uau, pensa che esperienza, che ti farai!”. E´l´ho adorata. Perché mi ha trattata come una donna, e non sempre e solo come una madre.

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    1. Laura ha detto:

      concordo con l’abolizione del “già” dalle frasi che riguardano i bambini.
      “Il tuo parla già?” a 18 mesi? Chi cazzo è, Dante Alighieri?
      Io abolirei direttamente certe mamme. Non solo dal parco, proprio in generale…

      curiosità personale: dove ti sei trasferita??????

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      1. claudia ha detto:

        Quando? Ehehehe…scherzo…nel 2005 a Greifswald, Ostsee (da Berlino vai in su fino a trovare un freddo becco. Ecco, sei arrivata.). Lí é nata anche nostra figlia (e se ne vanta, giuro!!). Nel 2011 a Johannesburg, SA . E qui i bambini piú sfigati crescono con almeno 3 lingue, in casa – compreso lo zulu o qualche altra delle 11 ufficiali. E al parco é una figata pazzesca, che i bambini giocano e le mamme manco li cagano di striscio: si stendono la loro bella coperta da picnic, si leggono un libro, o chiacchierano di tutto TRANNE che di figli, che ignorano bellamente per tutto il tempo (é anche una questione di cultura, piú complessa, sia nella ex-ddr che tra i bianchi di qui, ma va bene lo stesso, il risultato non cambia).

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      2. Laura ha detto:

        ma che meraviglia! non dico che i bambini siano da ignorare, per carità. ma sono del parere che vadano lasciati liberi il più possibile di essere sè stessi, soprattutto in età pre scolare.
        E un bambino che ha una mamma non frustrata, solitamente è sereno. Almeno, mio figlio lo è.
        Poi avrò mille altri difetti e sbaglierò mille altre volte, che sono umana anche io (nonostante spesso non sembra)!
        Però non lo stresso. No no no.
        E amo parlare di altre cose e non mi sento affatto un mostro per questo.

        sul discorso linge straniere non dico niente o esplodo.

        Ho una laurea da interprete e traduttrice e mi capita ancora di avere a che fare con gente della mia età (30 anni) che non sa nemmeno l’inglese base o l’inglese commerciale.
        AAAARRRGHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!

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      3. claudia ha detto:

        ehm…cioé io? Lo so, é l´emisfero sinistro del cervello, che non ce l´ho. Ma sto cercando di riequilibrarmi. Lo sto imparando, eh (da mia figlia, che ha giá l´accento sudafricano…uééé??? (=where?). Io ho studiato tedesco 10 anni, dalla 4° elementare alla 5° superiore, e quando ho conosciuto mio marito avevo una vaga idea della costruzione della frase (potere dell´insegnamento delle lingue in italia). Poi, in un anno, l´ho imparato per forza. Peró non le farei studiare una lingua GIÁ alla scuola materna …mia figlia ha avuto culo (ma solo per le lingue, eh, che per il resto non le abbiam mica fatto mancare le tistezze…vedi 3 scuole materne in 3 diverse nazioni in 3 anni). Suo padre le parla tedesco, io italiano e tutti gli altri inglese (quando le va bene). Quindi, a sei anni si ritrova 3 lingue sul groppone (non ti dico che ridere, quando le mischia…). Ma non c´é mica solo quell´abilitá lí, nella vita..peró per male che vada un posto da cameriera sul Garda non glielo toglie nessuno ahahahaha

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  4. claudia ha detto:

    PS: il peggio, secondo me, son quelle che scoprono i “talenti artistici” dei figli di 3 o 4 anni, pensando che siano piccoli Miró o grandi Pollock. Cavolo, qualcuno glielo puó dire che é normale che *TUTTI* i bambini siano creativi, fino a quando qualche adulto non incomincia a inquadrarli e correggerli? (scusa lo sfogo, ma quelle proprio non le reggo…;-))

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    1. Laura ha detto:

      tremende. quelle sono tremende. Io adoro i bambini proprio per il loro non prendersi sul serio e per la loro vitalità dirompente. La cosa che mi fa rabbia è che hai un piccolo uomo meraviglioso e genuino da cui puoi solo imparare e che fai? gli rompi i coglioni e lo carichi con le tue inutili aspettative da adulto.
      applauso!

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  5. Laura ha detto:

    @claudia: no, non c’é solo quel tipo di abilità. Però aiuta e non solo
    per trovare un posto come cameriera (sul
    Garda é pieno di olandesi… Sai che beffa???????)
    Eh il tedesco… Pure a me ha dato parecchi problemi di -ahem- apprendimento 😉

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    1. claudia ha detto:

      Fantastico!!! Qui parlan afrikaans, che é il fratello strambo dell´olandese…ed io che lo pensavo una lingua inutile…Gardaaaaa….arriviamoooo! ;-))))

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