"to mom or not to mom…

il

…that is the question” .

è che io, sinceramente, è una settimana che avevo in mente tutto un altro post.

Che di carne al fuoco ce ne sarebbe anche tanta, dalla cattura (vera o presunta) con conseguente uccisione (anche questa vera o presunta) di Osamino-son dieciannichesonquienonvenesieteaccorti-BinLaden ai referendum del 12 giugno, al Royal Wedding che ci ha fracassato, diciamocelo pure, le Royal Balls.

Invece succede che mercoledì vado dalla pediatra per il controllo mensile.

Ho già spiegato altrove che solo il fatto di arrivarci, nell’ambulatorio della mia pediatra, è peggio che scalare il K2 con una batteria di pentole nello zaino. Ma non ho mai spiegato quanto sia frustrante, per me, aspettare il mio turno in sala d’aspetto senza provare l’irrefrenabile istinto di sterminare a colpi di machete le altre mamme. Questo mi capita un po’ ovunque, se devo essere sincera. Io la categoria “mamme” solitamente la soffro un po’. Mi rendo conto che forse è un po’ colpa mia, che sono io ad essere l’anomalia, la scheggia impazzita del sistema. Io parlo poco e mal volentieri di mio figlio. Ci sto assieme tutto il giorno, vorrei parlare anche di altre cose quando interagisco con gente che ha più di sei mesi.Alla domanda “com’è?” rispondo con un cenno del capo in direzione di Titu (che di solito è stravaccato nel passeggino intento a mordicchiare le orecchie a Canonzo) più uno svogliato: “è così come lo vedi. Buono.” e poi cambio discorso. Quando mi chiedono: mangia, dorme, si alza già a sedere, quante volte al giorno fa la cacca, quanto pesa, ha già i dentini ecc rispondo sempre con la frase di rito: “secondo la pediatra cmq è tutto nella norma”. Insomma, le altre mamme mi scansano quasi sempre dopo 5 minuti. Probabilmente mi ritengono una stronza spocchiosa snob che se la tira. E va bene così.Un po’ perché è vero e un po’ perché non ho voglia di diventare come loro. Loro, che parlano solo di parto (trauma che non tutte evidentemente archiviano con la nascita del nano), pappe, pannolini, dermatiti, cacca, vomito, sonno, veglia, malattie esentematiche, nonni e zii invadenti, denti che spuntano, vizi gratuiti e chi più ne ha più ne metta. Quando queste qui evolvono, si trasformano nella Fraulein Rottenmeier: parlano solo di verifiche, compiti, doposcuola, attività ricreative, programmi educational, professori, consigli di classe, consigli di istituto, cresime, comunioni ecc.

Ecco, io non ho voglia di diventare così.

Io, quando avevo 18 anni e tenevo a bada i due maschi di mia sorella come fossero stati i miei, già non le sopportavo queste qua e mentre le mandavo a quel paese, cercavo di immaginare che tipo di mamma avrei voluto essere. E a distanza di dieci anni non posso che rispondere di corrispondere a quella donna che sarei voluta diventare. Forse mi immaginavo solo un po’ più magra e con i capelli un po’ più corti, ma per il resto ci siamo. Probabilmente molte cose di me sono destinate a cambiare, nel corso degli anni, ma qui lo scrivo e qui lo esigo: se divento una rompicoglioni per favore fatemelo notare e poi ammazzatemi a colpi di scimitarra.

A parte ciò, ricominciare a lavorare ha i suoi lati positivi e negativi: mi sento più utile e realizzata ma ho meno tempo per scrivere. Ovviamente nei sei mesi di maternità, in cui Titu si sparava delle maratone di sonno che nemmeno un narcolettico sedato, non mi veniva un’idea buona nemmeno a mettersi a piangere in greco. Adesso il mio cervello erutta spunti e trame come il vulcano islandese dal nome strano (quello che l’anno scorso di sti tempi rompeva le scatole al mondo intero sbuffando cenere e facendo cancellare voli, sì lui.). Peccato che il tempo sia poco e pure tiranno, ma come dice sempre la Cy, il tempo si trova!!

Nel frattempo sto lavorando a qualche ricetta buona, sana e veloce da preparare (a breve foto e link), in linea con la stagione e con il mio nuovo modo salutista: dopo una parentesi di potente scaglionamento alimentare ho ripreso il controllo della mima vita e della mia dieta e nonostante la pancetta post partum sia più difficile da debellare del colesterolo in USA, mi sento molto meglio, più energica e più serena. Che alla fine il principio fondamentale non è dimagrire, ma sentirsi meglio. Contrariamente a quello che pensano in molti, mangiare bene e sano non significa ingurgitare tonnellate di verdura scondita e cibi insipidi e poco appetitosi: certo, un po’ tocca aggiustare il tiro con olio e condimenti, ma basta un po’ di fantasia, una dieta fatta bene, bilanciata ed adeguata alle proprie esigenze e un po’ di movimento quotidiano. I risultati arrivano. Che io quelle che pesano cento chili e dicono “non mangio niente eppure non dimagrisco, è un fatto di costituzione” le prenderei a sberle assieme a quelle che pesano kate moss più una mela e ti dicono, con gli occhi che nemmeno Bambi “ah io mangio da mattina a sera quello che voglio, eppure non metto su un grammo, sarà il metabolismo!”

Sarà anche che forse avete un’idea un po’ distorta del concetto “mangiare normale”?!? Magari eh, perché io ho notato che quando mangio meno dimagrisco e quando esagero ingrasso, un po’ come tutto il resto del mondo… sarà forse che in quasi 30 anni ho imparato a conoscere ed ascoltare il mio fisico, sarà che la mia amica dietista che mi segue da due anni è una con le contro palle e mi ha azzeccato subito la dieta giusta (a proposito, questo è il suo sito, fateci un giro che merita!), sarà che mi piace moltissimo cucinare e conosco bene la natura dei cibi e una notevole quantità di variabili per prepararli… però io anche a 14 anni alla storia del metabolismo c’ho sempre creduto poco.

Forse perché io credo molto nel fatto che una persona è quello che vuole essere, stringi stringi.

Al di là dei limiti fisici insuperabili (se sei alta un metro e un barattolo non è che se tutte le sere preghi in sanscrito ti svegli il mattino dopo alta due metri), che saranno un 20% di come siamo fatti, per il resto siamo padroni di noi stessi. Ed è proprio questa la nostra fortuna: possiamo plasmarci come meglio crediamo eppure ci facciamo ingabbiare bene e spesso da mille limiti del cazzo autoimposti. Chissà poi perché ci risulta sempre così difficile di diventare esattamente quello che vorremmo essere…

E vabbè, considerazioni metafisiche a parte, adesso smetto che s’è svegliato Titu e dobbiamo andare all’appuntamento con Vi, la mia amica neomamma con la quale si parla di tutto, tranne che dei nostri figli.

Hasta luego.

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